mercoledì 17 aprile 2013

Il treno più alto del mondo


Il risveglio è magico. Ha nevicato: Lhasa è circondata dalla neve, l’aria è pungente, lo spettacolo lascia senza parole. La terrazza della colazione offre una visione a 360° delle cime innevate.



Alle 10, due ore più tardi rispetto a quanto detto dal sito internet, saliamo sul treno per Xining. Ci aspettano 24 ore di viaggio, di cui più della metà sopra i 4500m.

Il paesaggio si sussegue così straordinario e ininterrotto che è difficile staccare gli occhi dal finestrino. Superiamo villaggi, bandiere, mandrie di yak, pecora, contadini, militare sull’attenti che nel bel mezzo del nulla salutano il passaggio del treno..
Vediamo il sole, la neve, le nuvole, la nebbia, il giorno, la notte, ghiaccio, fiumi. Attraversiamo una terra di infinita desolazione ma che comunque ha la forza di attrazione di una stella gigantesca.
Ogni tanto attraversiamo banchi di nebbia talmente fitti che sembra di essere stati inghiottiti di colpo dal NULLA della storia infinita.


Anche l’interno del treno offre un’ampia varietà. Passeggeri vestiti di tutto punto, ragazzi accampati sopra gli zaini tra un vagone e l’altro, gente che dorme nei vagoni letto e soprattutto gente che ci fissa quando passiamo. Noi siamo gli unici occidentali presenti a bordo. Se la nostra presenza tra gli “hard sleepers” passa relativamente inosservata, pochi passi nel vagone “hard seats” bastanza a scatenare un’infinita serie di “WAIGUOREN”, sussurrati all’orecchio del vicino, o urlati come davanti alla scoperta di una nuova specie vivente.
Le reazione sono diverse: Andrea, per esempio, traumatizza a vita un bambino che probabilmente non aveva mai visto un uomo bianco in vita sua. Credo che le sue grida siano arrivate fino al capotreno. Il papà se la ride, ma al nostro prossimo passaggio, per sicurezza, si affretta a coprire gli occhi del figlioletto. E ha fatto bene: qualche ora dopo, ripasseggiando per il treno, non facciamo in tempo ad avvicinarci alla sua cabina che la vista di Marchetto lo fa ripiangere terrorizzato. Già pianifichiamo di spuntargli davanti urlando, in piena notte, nel buio, alla luce delle torce!

Mentre il paesaggio esterno cambia di continuo, quello fuori ha un che di familiare: i dolcissimi e delicatissimi rumori tipici del cinese medio ci accompagnano per tutta la durata del viaggio.
"Noi, gente che SPUTA. Gente che viene e che va. Cercando la felicità"


Un po di esercizio fisico ad alta quota per non atrofizzarci completamente, e ci mettiamo a dormire (scelta alquanto obbligata, visto che alle 22.30 si spengono le luci)
Buonanotte Tibet.
A presto.

Nessun commento:

Posta un commento