venerdì 31 maggio 2013

Legami

Trovare la gente giusta a Shanghai non è per niente facile. Questa città è la perdizione, è la Las Vegas d’Oriente. Da quando sono arrivata ho conosciuto un sacco di gente, prima o poi ne farò una lista, per non dimenticarne neanche uno, ma la maggior parte di loro sono il prototipo dello straniero in Cina: club animals è la definizione più rapida e precisa. Certe persone sono fatte per stare qui, ce l’hanno nell’animo. Sono quelle persone che non appena mettono piede in un locale cambiano espressione, sono a casa. Ma poi, ogni tanto, un po’ per fortuna e un po’ per caso, riesci anche a incontrare delle persone vere. Ci si mette un po’, è una cosa che richiede tempo. Per questo un mese, un mese e mezzo a Shanghai non bastano. Perché in questo lasso di tempo incontri centinaia di persone del primo tipo, ma fai a malapena in tempo a conoscere quelle del secondo, che è già ora di ripartire.
Mi è capitato la settimana scorsa di incontrare una persona con cui sono particolarmente in sintonia. E da quel venerdì notte passato a camminare per la città ci siamo visti tutti i giorni… una volta per andare a correre, una volta per cucinare, una volta per guardare un film… insomma, non si fa in tempo a trovare una persona così che è già ora di ripartire. Una volta qualcuno mi ha detto che se si crea un legame, questo legame rimane per sempre. Ma ora anche quella persona sta per partire e le sue parole mi sembra perdano di significato o quantomeno di forza.
Non che non ci creda… proprio ieri ho rivisto Renee, dopo 8 anni passati in due continenti diversi, in due punti opposti del pianeta. Il nostro legame ha resistito al tempo e alla distanza, è vero… ma è raro trovarli, questi legami.

I motivi per non voler tornare a casa si sommano uno dopo l’altro.


Tic Tac, Tic Tac

lunedì 27 maggio 2013

Una settimana infinita

Quest’ultima settimana è stata piacevolmente impegnata. Soprattutto nelle ore notturne. Ma tralascio i dettagli noiosi.
Dopo una nottata praticamente insonne, mercoledì pomeriggio parto con Juliana alla ricerca del regalo di compleanno per la Marta: abbiamo deciso di prenderle una bicicletta. Dopo un paio di ricerche su internet, ci dirigiamo al Carrefour di Gubei, a tre fermate di metro da casa nostra. Un paio di test ride all’interno del supermercato, con Juliana che appare e scompare tra gli scaffali, e ci ridirigiamo verso la metro. Sorpresa: la bici non può salire… Decido allora di pedalare fino a casa mentre Juliana prende la metro. A pedalare a tutta velocità tra le strade di Shanghai, attraversando in diagonale incroci a 4 corsie per senso di marcia, mi sento viva, esaltata. Avere un proprio mezzo di trasporto cambia completamente il proprio rapporto con una città. Di colpo diventa tua, ti senti a casa. Pedalo più veloce possibile, non tanto per la fretta ma quanto per l’esaltazione del momento… un po’ perché i miei muscoli scalpitavano per la voglia di fare un po di movimento, un po’ perché mi sembra di poter dominare la città. Basta poco a rendermi felice, eh?! Io e Juliana arriviamo insieme… a quanto pare non mi sono poi così rammollita!


Nascondiamo bicicletta e palloncini in camera di Ricky e mi preparo per andare a cena (anche se è più definibile merenda, visto l’orario) con Havin. Anche qui ho un po il tempo contato: stasera c’è il free drink al bar del World Financial Center e non voglio assolutamente perderlo! Esco dalla metropolitana a Pudong e sono sopraffatta dalla vista. Jin Mao, Cavatappi e Shanghai Tower sono letteralmente immersi nelle nuvole. Non di vede da fine, sembra di essere a Gotham City. Rischio la vita un paio di volte perché non riesco a smettere di guardare per aria.


 Arrivo al 92° piano letteralmente estasiata. Da qui in realtà la vista… non c’è. Grigio, nuvole, un muro di nebbia. Un po’ inquietante, sembra di essere sospesi nel nulla. Mentre prendo il mio bicchiere di vino al bancone, penso che solo qui si può andare a ballare e a bere gratis nel bar del quinto (ormai sesto) grattacielo più alto del mondo.
Torniamo a casa alle 23.30 e a mezzanotte in punto cominciamo la nostra festa di compleanno privata saltando sul letto con una birra in mano e la musica a tutto volume. AUGURI RAOLU!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Tra una cosa e l’altra, andiamo a letto alle 3. E la mattina dopo la sveglia suona alle 7, per fare colazione tutti insieme. Juliana e Ricky non si svegliano in tempo quindi la nostra sorpresa va un po’ rivista… Dopo alcuni tentativi falliti miseramente, chiediamo esplicitamente alla Marta di andarsene un attimo in camera per poterle preparare la nostra sorpresa… e nonostante non sia più così “sorpresa”, rimane lo stesso a bocca aperta nel trovarsi davanti una bicicletta circondata di palloncini colorati.


La serata comincia presto, in un ristorante italiano con delle bottiglie di rosé e si concluderà tardi, tra shots e birre al The Apartment. Avrei voluto vedere l’ufficio di 10 Corso Como venerdì mattina!
Mi sveglio presto anche io e così le ore di sonno arretrato continuano ad accumularsi. La sera sono abbastanza distrutta, ma dopo una videochiamata con Nicolò mi sveglio un po’ e recupero le energie necessarie per raggiungere Havin e un suo amico messicano indovinate dove? Al The Apartment…
Fortunatamente Bernardo “non ha l’abbigliamento adatto” e non lo lasciano entrare, quindi ci trasferiamo in un bar lì vicino.
Non posso non menzionare un’altra delle coincidenze che mi piacciono tanto e mi fanno pensare quanto il mondo sia piccolo… scendo dal taxi all’angolo tra Yongfu Lu e Fuxing Lu e mentre mi guardo intorno per capire dove andare, vedo un ragazzo che mi guarda dall’altra parte della strada… strizzo un po gli occhi e lui mi saluta con la mano… non ci posso credere: Matthias! Il coinquilino di Erik che ho conosciuto qualche sera fa! 20 milioni di abitanti e incontro uno degli unici 10 che conosco!

Finiamo in un bar con musica dal vivo e rompiamo il ghiaccio con una partita a freccette. Sorprendentemente divertente! Dopo la sconfitta subita da parte di Havin, propongo una rivincita a biliardo e le sfide proseguono fino alle 2, orario di chiusura del locale. Tutti e tre abbastanza affamati, andiamo alla ricerca di un po di street food. Impresa decisamente facile in Cina: dopo pochi minuti siamo seduti su una panchina con degli ottimi miantiao. Ovviamente il cibo porta sete e così compriamo delle altre birre al supermercato e ci incamminiamo verso casa. La serata è stupenda, la temperatura è perfetta e nessuno dei tre vuole tornare a casa. Continuiamo a camminare per le srade di Shanghai, e io mi godo la notte con in una mano una birra e nell’altra le scarpe. Mentre cammino scalza per la città, decidiamo di bere l’ennesima birra a casa di Bernardo. Non so di preciso a che ora arriviamo, ma tra un bicchiere di tequila e un dolcetto messicano, i primi raggi di sole spuntano dalla finestra. Finita la birra passiamo quindi a caffè e biscotti. Torno a casa alle 7, letteralmente e semplicemente contenta per la bellissima nottata.

Tempo di riposare un paio d’ore e mi sveglio completamente carica di energia e buon umore, pronta a tirare due tiri a un pallone con Havin e altri due ragazzi cinesi. Più tardi si unirà un ragazzo iraniano e la superiorità occidentale in questo gioco si mostrerà senza pietà :-p


Di nuovo casa, doccia, serata con alcuni colleghi della Marta e l’ennesimo tedesco, in visita a Shanghai per qualche giorno. Il misto di cibo giapponese e musica dei Beatles è decisamente strano, ma l’accoppiata è vincente e le portate ottime. Dopo parecchi brindisi a base di sakè con scagliette d’oro, ci spostiamo in bar in stile francese retrò. Da lì andiamo al 88 e poi indovinate un po? Ripeto: 20 milioni di posti e io finisco sempre lì: Apartment! Eccheccazzo…

Torno dall’ennesima nottata e crollo letteralmente sul letto, dove finalmente riesco a passare 7 ore filate.


My lovely, lazy Sunday, comincia con una tazza di caffè e della pasta del giorno prima. Buttate sul divano, io e Marta controlliamo posta e socials e poi usciamo alla ricerca di un cestino per la bici. Lo troviamo senza troppa fatica e poco dopo incontriamo Bernardo e Havin. La proposta di caffè si trasforma in una birra con patine fritte.. alle 3.30 del pomeriggio. Pedaliamo sotto la pioggia fino a un giardino circondato da galleria d’arte e sculture all’aria aperta. Entriamo niente-popò-di-meno-che nel SIT COFFEE! Sorriso a 40mila denti per tutte e due! Finite le birre, decidiamo di spostarci in un altro bar e questa volta le birre sono accompagnate da un pizza (terribile). Altre partitine a biliardo e poi le ragazze decidono di stracciare letteralmente gli uomini al calcio balilla. Non c’è proprio speranza per loro… Dopo una serie di vittorie a dir poco schiaccianti, facciamo l’ennesimo spostamento: il nostro adorato sushetto sotto casa. Adoro quel posto: nuovo, pulito, tranquillo, 2 tavoli e un bancone e una gentilissima laoban ci accolgono calorosamente. Arriviamo a casa alle 21.30 stanche come se avessimo passato la giornata a scalare le montagne. 



mercoledì 22 maggio 2013

Charles Baudelaire – Il Viaggio


I

Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe,
l’universo è pari al suo smisurato appetito.
Com’è grande il mondo al lume delle lampade!
Com’è piccolo il mondo agli occhi del ricordo!

Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,
il cuore gonfio di rancori e desideri amari,
e andiamo, al ritmo delle onde, cullando
il nostro infinito sull’infinito dei mari:

c’è chi è lieto di fuggire una patria infame;
altri, l’orrore dei propri natali, e alcuni,
astrologhi annegati negli occhi d’una donna,
la Circe tirannica dai subdoli profumi.
Per non esser mutati in bestie, s’inebriano
di spazio e luce e di cieli ardenti come braci;
il gelo che li morde, i soli che li abbronzano,
cancellano lentamente la traccia dei baci.

Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!
I loro desideri hanno la forma delle nuvole,
e, come un coscritto sogna il cannone,
sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli
di cui lo spirito umano non conosce il nome!

II

Imitiamo, orrore! nei salti e nella danza
la palla e la trottola; la Curiosità, Angelo
crudele che fa ruotare gli astri con la sferza,
anche nel sonno ci ossessiona e ci voltola.
Destino singolare in cui la meta si sposta;
se non è in alcun luogo, può essere dappertutto;
l’Uomo, la cui speranza non è mai esausta,
per potersi riposare corre come un matto!

L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!»
Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria:
«Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!

Ogni isolotto avvistato dall’uomo di vedetta
è un Eldorado promesso dal Destino;
ma la Fantasia, che un’orgia subito s’aspetta,
non trova che un frangente alla luce del mattino.

Povero innamorato di terre chimeriche!
Bisognerà incatenarti e buttarti a mare,
marinaio ubriaco, scopritore d’Americhe
il cui miraggio fa l’abisso più amaro?

Così il vecchio vagabondo cammina nel fango
sognando paradisi sfavillanti col naso in aria;
il suo sguardo stregato scopre una Capua
ovunque una candela illumini una topaia.

III

Strabilianti viaggiatori! Quali nobili storie
leggiamo nei vostri occhi profondi come il mare!
Mostrateci gli scrigni delle vostre ricche memorie,
quei magnifici gioielli fatti di stelle e di etere.
Vogliamo navigare senza vapore e senza vele!
Per distrarci dal tedio delle nostre prigioni,
fate scorrere sui nostri spiriti, tesi come tele,
i vostri ricordi incorniciati d’orizzonti.

Diteci, che avete visto?

IV

«Abbiamo visto astri
e flutti; abbiamo visto anche distese di sabbia;
e malgrado sorprese e improvvisi disastri,
molte volte ci siamo annoiati, come qui.

La gloria del sole sopra il violaceo mare,
la gloria delle città nel sole morente,
accendevano nei nostri cuori un inquieto ardore
di tuffarci in un cielo dal riflesso seducente.

Le più ricche città, i più vasti paesaggi,
non possedevano mai gl’incanti misteriosi
di quelli che il caso creava con le nuvole.
E sempre il desiderio ci rendeva pensosi!

- Il godimento dà al desiderio più forza.
Desiderio, vecchio albero che il piacere concima,
mentre s’ingrossa e s’indurisce la tua scorza,
verso il sole si tendono i rami della tua cima!

Crescerai sempre, grande albero più vivace
del cipresso? – Eppure con scrupolo abbiamo
raccolto qualche schizzo per l’album vorace
di chi adora tutto ciò che vien da lontano!

Abbiamo salutato idoli dal volto proboscidato;
troni tempestati di gemme luminose;
palazzi cesellati il cui splendore fatato
sarebbe per i vostri cresi un sogno rovinoso;

costumi che per gli occhi son un’ebbrezza;
donne che hanno dipinte le unghie e i denti,
e giocolieri esperti che il serpente accarezza.»

V

E poi, e poi ancora?

VI

«O infantili menti!

Per non dimenticare la cosa principale,
abbiam visto ovunque, senza averlo cercato,
dall’alto fino al basso della scala fatale,
il noioso spettacolo dell’eterno peccato;

la donna, schiava vile, superba e stupida,
s’ama senza disgusto e s’adora senza vergogna;
l’uomo, tiranno ingordo, duro, lascivo e cupido,
si fa schiavo della schiava, rigagnolo di fogna;

il martire che geme, il carnefice contento;
il popolo innamorato della brutale frusta;
il sangue che dà alla festa aroma e condimento,
il veleno del potere che snerva il despota;

tante religioni che alla nostra somigliano,
tutte che scalano il Cielo; la Santità,
come un uomo fine su un letto di piume,
fra i chiodi e il crine cerca la voluttà;

l’Umanità ciarlona, ebbra del suo genio,
e delirante, adesso come in passato,
nella sua furibonda agonia urla a Dio:
«Mio simile, mio padrone, io ti maledico!»

E i meno stolti, della Demenza arditi accoliti,
in fuga dal grande gregge recinto dal Destino,
per trovare rifugio nell’oppio senza limiti!
- Questo del globo intero l’eterno bollettino.»

VII

Dai viaggi che amara conoscenza si ricava!
Il mondo monotono e meschino ci mostra,
ieri e oggi, domani e sempre, l’immagine nostra:
un’oasi d’orrore in un deserto di noia!

Partire? restare? Se puoi restare, resta;
parti, se devi. C’è chi corre, e chi si rintana
per ingannare quel nemico che vigila funesto,
il Tempo! Qualcuno, ahimè! corre senza sosta,

come l’Ebreo errante e come l’apostolo,
al quale non basta treno o naviglio,
per fuggire l’infame reziario; e chi invece
sa ucciderlo senza uscire dal nascondiglio.

Infine quando ci metterà il piede sulla schiena,
potremo sperare e urlare: Avanti!
E come quando partivamo per la Cina,
gli occhi fissi al largo e i capelli al vento,

così c’imbarcheremo sul mare delle Tenebre
col cuore del giovane che è felice di viaggiare.
Di quelle voci ascoltate il canto funebre
e seducente: «Di qui! Voi che volete assaporare

il Loto profumato! è qui che si vendemmiano
i frutti prodigiosi che il vostro cuore brama;
venite a inebriarvi della dolcezza strana
di questo pomeriggio che non avrà mai fine!»

Dal tono familiare riconosciamo lo spettro;
laggiù i nostri Piladi ci tendon le braccia.
«Per rinfrescarti il cuore naviga verso la tua Elettra!»
dice quella cui un tempo baciavamo le ginocchia.

VIII

"O Morte, vecchio capitano, è tempo! Sù l'ancora!
Ci tedia questa terra, o Morte! Verso l'alto, a piene vele!
Se nero come inchiostro è il mare e il cielo
sono colmi di raggi i nostri cuori, e tu lo sai!

Su, versaci il veleno perchè ci riconforti!
E tanto brucia nel cervello il suo fuoco,
che vogliamo tuffarci nell'abisso, Inferno o Cielo, cosa importa?
discendere l'Ignoto nel trovarvi nel fondo, infine, il nuovo.

Charles Baudelaire – Le Voyage


I

Pour l'enfant, amoureux de cartes et d'estampes,
L'univers est égal à son vaste appétit.
Ah! que le monde est grand à la clarté des lampes!
Aux yeux du souvenir que le monde est petit!

Un matin nous partons, le cerveau plein de flamme,
Le coeur gros de rancune et de désirs amers,
Et nous allons, suivant le rythme de la lame,
Berçant notre infini sur le fini des mers:

Les uns, joyeux de fuir une patrie infâme;
D'autres, l'horreur de leurs berceaux, et quelques-uns,
Astrologues noyés dans les yeux d'une femme,
La Circé tyrannique aux dangereux parfums.

Pour n'être pas changés en bêtes, ils s'enivrent
D'espace et de lumière et de cieux embrasés;
La glace qui les mord, les soleils qui les cuivrent,
Effacent lentement la marque des baisers.

Mais les vrais voyageurs sont ceux-là seuls qui partent
Pour partir; coeurs légers, semblables aux ballons,
De leur fatalité jamais ils ne s'écartent,
Et, sans savoir pourquoi, disent toujours: Allons!

Ceux-là dont les désirs ont la forme des nues,
Et qui rêvent, ainsi qu'un conscrit le canon,
De vastes voluptés, changeantes, inconnues,
Et dont l'esprit humain n'a jamais su le nom!

II

Nous imitons, horreur! la toupie et la boule
Dans leur valse et leurs bonds; même dans nos sommeils
La Curiosité nous tourmente et nous roule
Comme un Ange cruel qui fouette des soleils.

Singulière fortune où le but se déplace,
Et, n'étant nulle part, peut être n'importe où!
Où l'Homme, dont jamais l'espérance n'est lasse,
Pour trouver le repos court toujours comme un fou!

Notre âme est un trois-mâts cherchant son Icarie;
Une voix retentit sur le pont: «Ouvre l'oeil!»
Une voix de la hune, ardente et folle, crie:
«Amour... gloire... bonheur!» Enfer! c'est un écueil!

Chaque îlot signalé par l'homme de vigie
Est un Eldorado promis par le Destin;
L'Imagination qui dresse son orgie
Ne trouve qu'un récif aux clartés du matin.

Ô le pauvre amoureux des pays chimériques!
Faut-il le mettre aux fers, le jeter à la mer,
Ce matelot ivrogne, inventeur d'Amériques
Dont le mirage rend le gouffre plus amer?

Tel le vieux vagabond, piétinant dans la boue,
Rêve, le nez en l'air, de brillants paradis;
Son oeil ensorcelé découvre une Capoue
Partout où la chandelle illumine un taudis.

III

Etonnants voyageurs! quelles nobles histoires
Nous lisons dans vos yeux profonds comme les mers!
Montrez-nous les écrins de vos riches mémoires,
Ces bijoux merveilleux, faits d'astres et d'éthers.

Nous voulons voyager sans vapeur et sans voile!
Faites, pour égayer l'ennui de nos prisons,
Passer sur nos esprits, tendus comme une toile,
Vos souvenirs avec leurs cadres d'horizons.

Dites, qu'avez-vous vu?

IV

«Nous avons vu des astres
Et des flots, nous avons vu des sables aussi;
Et, malgré bien des chocs et d'imprévus désastres,
Nous nous sommes souvent ennuyés, comme ici.

La gloire du soleil sur la mer violette,
La gloire des cités dans le soleil couchant,
Allumaient dans nos coeurs une ardeur inquiète
De plonger dans un ciel au reflet alléchant.

Les plus riches cités, les plus grands paysages,
Jamais ne contenaient l'attrait mystérieux
De ceux que le hasard fait avec les nuages.
Et toujours le désir nous rendait soucieux!

— La jouissance ajoute au désir de la force.
Désir, vieil arbre à qui le plaisir sert d'engrais,
Cependant que grossit et durcit ton écorce,
Tes branches veulent voir le soleil de plus près!

Grandiras-tu toujours, grand arbre plus vivace
Que le cyprès? — Pourtant nous avons, avec soin,
Cueilli quelques croquis pour votre album vorace
Frères qui trouvez beau tout ce qui vient de loin!

Nous avons salué des idoles à trompe;
Des trônes constellés de joyaux lumineux;
Des palais ouvragés dont la féerique pompe
Serait pour vos banquiers un rêve ruineux;

Des costumes qui sont pour les yeux une ivresse;
Des femmes dont les dents et les ongles sont teints,
Et des jongleurs savants que le serpent caresse.»

V

Et puis, et puis encore?

VI

«Ô cerveaux enfantins!

Pour ne pas oublier la chose capitale,
Nous avons vu partout, et sans l'avoir cherché,
Du haut jusques en bas de l'échelle fatale,
Le spectacle ennuyeux de l'immortel péché:

La femme, esclave vile, orgueilleuse et stupide,
Sans rire s'adorant et s'aimant sans dégoût;
L'homme, tyran goulu, paillard, dur et cupide,
Esclave de l'esclave et ruisseau dans l'égout;

Le bourreau qui jouit, le martyr qui sanglote;
La fête qu'assaisonne et parfume le sang;
Le poison du pouvoir énervant le despote,
Et le peuple amoureux du fouet abrutissant;

Plusieurs religions semblables à la nôtre,
Toutes escaladant le ciel; la Sainteté,
Comme en un lit de plume un délicat se vautre,
Dans les clous et le crin cherchant la volupté;

L'Humanité bavarde, ivre de son génie,
Et, folle maintenant comme elle était jadis,
Criant à Dieu, dans sa furibonde agonie:
»Ô mon semblable, mon maître, je te maudis!«

Et les moins sots, hardis amants de la Démence,
Fuyant le grand troupeau parqué par le Destin,
Et se réfugiant dans l'opium immense!
— Tel est du globe entier l'éternel bulletin.»

VII

Amer savoir, celui qu'on tire du voyage!
Le monde, monotone et petit, aujourd'hui,
Hier, demain, toujours, nous fait voir notre image:
Une oasis d'horreur dans un désert d'ennui!

Faut-il partir? rester? Si tu peux rester, reste;
Pars, s'il le faut. L'un court, et l'autre se tapit
Pour tromper l'ennemi vigilant et funeste,
Le Temps! Il est, hélas! des coureurs sans répit,

Comme le Juif errant et comme les apôtres,
À qui rien ne suffit, ni wagon ni vaisseau,
Pour fuir ce rétiaire infâme; il en est d'autres
Qui savent le tuer sans quitter leur berceau.

Lorsque enfin il mettra le pied sur notre échine,
Nous pourrons espérer et crier: En avant!
De même qu'autrefois nous partions pour la Chine,
Les yeux fixés au large et les cheveux au vent,

Nous nous embarquerons sur la mer des Ténèbres
Avec le coeur joyeux d'un jeune passager.
Entendez-vous ces voix charmantes et funèbres,
Qui chantent: «Par ici vous qui voulez manger

Le Lotus parfumé! c'est ici qu'on vendange
Les fruits miraculeux dont votre coeur a faim;
Venez vous enivrer de la douceur étrange
De cette après-midi qui n'a jamais de fin!»

À l'accent familier nous devinons le spectre;
Nos Pylades là-bas tendent leurs bras vers nous.
«Pour rafraîchir ton coeur nage vers ton Electre!»
Dit celle dont jadis nous baisions les genoux.

VIII

Ô Mort, vieux capitaine, il est temps! levons l'ancre!
Ce pays nous ennuie, ô Mort! Appareillons!
Si le ciel et la mer sont noirs comme de l'encre,
Nos coeurs que tu connais sont remplis de rayons!

Verse-nous ton poison pour qu'il nous réconforte!
Nous voulons, tant ce feu nous brûle le cerveau,
Plonger au fond du gouffre, Enfer ou Ciel, qu'importe?
Au fond de l'Inconnu pour trouver du nouveau!

domenica 19 maggio 2013

The China effect


Lunedì mattina. Ho finalmente recuperato le ore di sonno perse in questo folle weekend shanghainese.
La Cina ha uno strano effetto sulle persone… ne parlavo attorno al fuoco con gli astisti, giusto prima di partire. Lo strano mix di economicità, lontananza da tutto e da tutti e soprattutto il tipo di persone che si incontrano qui, fa passare “attimi di ordinaria follia”.
E un weekend come questo mi fa venire il magone a pensare che partirò tra pochi giorni.
Ricapitoliamo un po’ (ma non troppo!).
Venerdì sera: Hollywood. Il fantomatico club dove la Marta e i suoi amici passano i propri venerdì sera perché tramite conoscenze ricevono da bere gratis. Ne ho sentito parlare di continuo da quando sono qui, ma non ci ero ancora andata. La Marta mi avvisa… il posto non è niente di speciale, ci vanno solo per i free drink. Poco male, in fondo è la compagnia quello che conta.
Effettivamente, appena metto piede nel locale, mi sento vecchia. Anche io dj è decisamente pessimo. Ma bastano un paio di bicchieri per divertirsi ugualmente. La cosa impressionante dei club cinesi è che il numero dei camerieri corrisponde quasi a quello dei clienti. E non avendo molto da fare, passano il tempo a riordinare i tavoli in modo maniacale. Per un po’, io e un altro ragazzo di divertiamo a spostare dei bicchieri per il solo gusto di vedere un fuwuyuan riordinarli alla velocità della luce. Che lavoro gratificante, il suo!

NEEEXT

Il sabato comincia tardi e a rallentatore.

Mangio qualcosa, mi addormento sulla poltrona, rimangio qualcosa, bevo un caffè, faccio una doccia e mi preparo: alle 18.27 mi attenda la tappa Shanghainese della DIAMOND LEAGUE! Se penso che ho scoperto l’esistenza della gara per puro caso, correndo intorno allo stadio due giorni prima…!
Mi vergogno un po’ ad andare ad una gara in abiti così civili, ma dopo ho un compleanno da festeggiare e non c’è tempo per tornare a casa a cambiarsi. Poco male, i cinesi non sono certo famosi per sapersi vestire in modo adeguato a quello che devono fare (come dimenticare la tipa che ha scalato le Wudangshan in stivali col tacco…).
Non appena esco dalla metro e mi trovo davanti lo stadio illuminato e la fila di gente che si affretta ad entrare, un sorriso a 32 denti mi si stampa in volto. Mi torna in mente Londra e l’emozione indescrivibile provata del prendere attivamente parte allo spirito olimpico. Una gioia comprensibile solo da chi ha passato anni e anni in una pista di atletica a sudare e sognare.
L’impatto col mondo sportivo cinese è ancora più grande per me, dopo aver passato mesi e mesi a ricercare informazioni sull'argomento per scrivere la mia tesi. Finalmente posso assistere dal vivo allo spettacolo di un pubblico cinese che assiste a un evento sportivo internazionale.


 Lo spettacolo mi lascia senza fiato. Il tifo per ogni singolo atleta cinese è indescrivibile. Lo stadio applaude compostamente quando il vincitore dei 5000m taglia il traguardo, ma esplode quando l’atleta cinese, di livello nettamente inferiore agli avversari, compie da solo il suo ultimo giro di pista. L’orgoglio del partecipare supera senza ombra di dubbio l’amarezza di arrivare ultimi.


Due cose mi colpiscono maggiormente in questa esperienza:
prima di tutto il pubblico. È palese che la maggior parte del pubblico presente non hai mai messo piede in una pista di atletica. Non sa come ci si comporta in queste occasioni. Quando lo starter sentenzia l’ON YOUR MARKS, invece dello speaker che richiama gli spettatori al silenzio, un tifo scomposto scoppia così forte che dagli spalti non si sente nemmeno lo sparo della partenza. Lo stesso accade nei salti. Invece della clap ritmata, si sentono solo urla e rumori letteralmente a caso. JIAYOU, ZHONGGUO! Solo la grandezza dello stadio, e quindi la relativa distanza del pubblico, permette di concentrarsi in una situazione del genere. Ammiro soprattutto i velocisti. L’Isinbayeva ci prova anche a chiamare una clap composta… ma si vede costretta a rinunciare all’impresa.
Pignoleria da atleta? Senza dubbio. Ma bisogna ammettere che le folle cinesi non sono la cosa più gradevole del mondo.

La seconda cosa che mi affascina, che mi colpisce profondamente, è l’attitudine degli allenatori dell’astista cinese, seduti proprio di fianco a me. Di nuovo, sono i mesi di studi teorici sull’argomento che richiamano la mia attenzione su questi dettagli.

Il vecchio allenatore con la tuta della Cina potrebbe essere un qualsiasi allenatore di qualsiasi altra parte del mondo. I gesti, i consigli, le reazioni ai salti della sua atleta, sono talmente familiare da farmi sentire a casa, durante un campionato italiano. Non so perché mi aspettassi qualcosa di diverso… nel mio immaginario c’era più rigidità, più compostezza e distacco. Invece quest’uomo di comporta proprio come ho visto mille altri allenatori comportarsi con i propri atleti impegnati in una qualsiasi gara. Difficile da spiegare la sensazione, ma credo che i miei colleghi atleti possano capire anche con queste poche parole.

Quando l’atleta cinese esce di gara, mi faccio coraggio e mi decido a parlargli. È la mia occasione. Non parlando una parola di inglese, gli spiego in un cinese tentennante che anche io sono un’allenatrice di salto con l’asta e che mi piacerebbe poter allenare in Cina. Mi sorride entusiasta e prendendomi le mani come fosse un mio vecchio collega, mi presenta all’allenatore di Shanghai. Rispiego la situazione, sempre in cinese. Mi chiede quanto ancora starò a Shanghai e il numero di telefono per rimanere in contatto. Un po’ a malincuore, declino lo scambio di numero (non sono in grado di spiegarmi bene a telefono e voglio spiegargli chiaramente cosa voglio fare) ma mi faccio lasciare la mail.
Con un altro enorme sorriso stampato in faccia, guardo l’Isinbayeva che entra in gara, già rimasta sola, a 4.70, fa un dritto, un salto buono, un altro dritto a 4.85 e poi si ritira.

Finita la favola dell’atletica, ancora stordita dalla sensazione di casa che si trova in un luogo nuovo ma allo stesso tempo familiare, chiamo Ethan per sapere dove raggiungerlo per festeggiare il suo compleanno.
La mia serata comincia a Fuxin lu con un americano e due tedeschi.

NEEEXT

Altro risveglio a rallentatore, altra doccia “fredda” per riprendersi e via, pronti a festeggiare un altro compleanno. Il giorno prima Juliana (coinquilina della Marta) ha compiuto 21 anni e vuole festeggiare con un mega picnic al parco.
Prendiamo un taxi diretti a Century Park carici chi ogni tipo di cibo e bevande. La giornata è splendida e il parco pure. L’unica nota negativa è che è dall’altra parte della città ed è così grande da rendere difficile il ritrovo una volta entrati.
Il pomeriggio passa tranquillo e rilassato e quando cala il sole torniamo a casa come di ritorno da una lunga gita.


Concludo il mio weekend con una birra con Havin, un ragazzo cinese conosciuto tramite couchsurfing. Chissà che in questi mesi riesca a parlare anche un po’ di cinese, oltre che inglese e tedesco! La serata è sorprendentemente piacevole, Havin non è il classico cinese con cui è difficile scherzare e fare battute. Parliamo per due ore di viaggi e cazzate (sottolineo la cosa perché normalmente è veramente difficile passare una serata così con un cinese!) e poi passeggiamo fino a casa. Il tempo è veramente perfetto, estate piena ma con una leggera brezza fresca.

Crollo a letto esausta e mi addormento senza avere il tempo di ripensare alle ultime 48 (e più) ore.

P.S.
dopo 21 anni che ci conosciamo, il 20 maggio non posso non pensarti: AUGURI JEKA!!