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martedì 16 aprile 2013

Goodbye Tibet


Ci svegliamo con la luce del mattino che entra dalla finestra sena tende. Siamo stati a letto 12 ore! (esclusa la piccola parentesi hot spring)
Yake e G. non sembrano ancora molto reattivi. Al suono della sveglia si rintanano sotto le coperte come bambini: “ancora 5 minuti!”.
Colazione, passeggiata fino alla fontana per darsi una risciacquata, e andiamo a visitare il piccolo monastero delle monache.
Anche qui stanza dopo stanza, ci immaginiamo le possibili abilità di ogni protettore e la difficoltà o i privilegi associati ad ognuna delle 5 sette buddiste. Si si, sarà proprio un bel gioco.
Mentre i nostri bodyguards ci registrano alla stazione di polizia, vagabondiamo un po’ per il villaggio e scambio due chiacchiere con un gruppetto di uomini intenti a guardare i lavori in corso (tutto il mondo è paese). Esaltati dalle mie poche parole di cinese, cercano di esprimersi in una lingua più comprensibile possibile, ma non gli riesce molto bene.
Recuperiamo le nostre cose pronti a ripartire. Il mio acclimatamento non è ancora tale da farmi fare la salitaccia del villaggio con i 13kg del mio zaino in spalla e così mi aiuta G. Ciononostante sono costretta a fare numerose pause durante il tragitto. Poco male: il panorama offre numerosi scatti!



 Ci rimettiamo in moto verso la “civiltà” e dopo non molto arriviamo in un villaggetto lungo la strada. Ci fermiamo per chiedere a un uomo se è possibile entrare in casa sua. Previo compenso, accetta.
Anche qui quello che impariamo non è poco. Attraversata la bellissima porta d’ingresso, lo scenario cambia: stupenda facciata, interno poverissimo. Scopriamo che il governo cinese fornisce dei fondi a ogni famiglia per rendere bella la facciata della casa che da sulla strada: in questo modo al viaggiatore di passaggio, arriva l’immagine di un bel villaggetto di campagna, carino e ordinato. Ma i fondi bastano, per l’appunto, solo per la facciata. L’interno è a carico del proprietario. E questo rispecchia le reali condizioni di vita.
Come in molte situazioni di campagna, il cortile è murato per potervi contenere gli animali. Yak e maiali girano per il cortile. Cacche di yak sono spiattellate sul muro a seccare, per poi essere usate per il accendere il fuoco della stufa. Ogni cosa ha la sua utilità. Un bambino (probabilmente il più sporco che abbia mai visto) ci osserva diffidente, segna accennare a un sorriso e spesso e volentieri nascondendosi dietro le gambe del papà. La moglie è in ospedale: sta per avere un bambino.
Entriamo nell’unica stanza della casa: divani attorno alla stufa, che la sera verranno trasformati in letto. Al muro una foto di Mao. È obbligatoria nelle case tibetane, così come la bandiera cinese sul tetto. In realtà nell’abitazione c’è un’altra stanza, accuratamente nascosta: la stanza per la preghiera, un piccolo tempio privato, costellato di foto del Dalai Lama. Solo la nostra occidentalità ci permette di accedervi. Se la polizia lo venisse a sapere, sarebbero guai per il povero contadino.


Ripartiamo, pronti per un’altra tappa: gli yak! Fermiamo l’auto vicino a u gruppetto di animali sonnacchiosi: G. e Yak vogliono farceli vedere da vicino.
Avanziamo con una certa cautela: non vogliamo far innervosire i bestioni. Anche le nostre guide camminano lentamente… molto lentamente… per poi cominciare a correre urlando e lanciarci letteralmente contro il branco spaventato! MALEDETTI! Fate bene a ridervela da lontano… aspettate di capitarci a tiro!!!
Tempestiamo di foto questi animali stupendi adornati da trecce e nastri rossi e poi riprendiamo il nostro cammino – costellato di buche – per Lhasa.


Un paio d’ore e di controlli militari più tardi arriviamo in hotel. Proponiamo a G. e Yak di bere qualcosa insieme la sera, per salutarci, ma la moglia di Yak è categorica: “a casa!”. Società matriarcale, dicevano…

Facciamo l’ultima passeggiata, compriamo gli ultimi souvenir, mangiamo l’ultimo piatto a base di carne di yak e ce ne andiamo a dormire.
Buonanotte Tibet. Mi mancherai.

mercoledì 10 aprile 2013

Women qu Chengdu


Sveglia, bagagli, spesa e colazione al Mc Café. Cappuccino buono ed economico. Bravi, bravi. Inutile dire che anche qui i ricordi non sono pochi: la serata con David che si improvvisa cameriere prima e psicologo poi, è indimenticabile. 
Qui ci trasformiamo in imprenditori: esprimo le mie idee per l'apertura di un locale e gli altri mi seguono a ruota. In poco tempo abbiamo tutto: mancano solo gli investitori. Ho un nuovo progetto di vita. 

Prendiamo un taxi per il Jiming si, uno dei templi buddisti principali di Nanchino. Un bellissimo tempio giallo collegato alle mura della città, anche queste di epoca Ming. Anche da qui lo spettacolo è mozzafiato: i 32km di mura circondavano una città che adesso offre in un'unica visione natura e grattacieli, passato e presente, con uno scorcio sul futuro dato dai nuovi edifici in costruzione. Ancora una volta, questa è la Cina. 



Torniamo per un pranzo a base di shuijiao. È tardi, sono le 3, non c'è più nessuno a pranzo, ma ovviamente tutto è ancora aperto. O comunque apribile. Arriviamo al "ristorante", dentro 4-5 donne giocano a carte. Appena apro la porta, come fosse arrivato il capo a coglierle sul fatto in un momento di ozio rubato al lavoro, si alzano tutte e ci circondano. 
Mi sento a metà tra l'importante e la rompiballe. Ordiniamo, purtroppo evitando il pezzo forte della casa: pollo e mais. Pochi minuti e arriva un piatto fumante ricolmo di shuijiao, ovviamente tutti mischiati. Fa parte del gioco! Come previsto, la pasta di questi ravioli mette a dura prova i neofiti delle bacchette: Marchetto spande salsa e ravioli ovunque, il tavolo sembra un opera d'arte impressionista. Ma superato lo scoglio kuaizi, anche lui sembra apprezzare il pranzo.

Recuperate le borse in ostello, prendiamo un taxi per Zhonghuamen, punto di partenza degli autobus per l'aeroporto. Il viaggio è a due poco emozionante: l'autista è a metà tra un pilota di rally e il protagonista di un videogioco in cui dei arrivare al checkpoint prima che finisca il tempo, se non noi perdere una vita. In compenso, di vite ha rischiato di farne perdere a volontà agli altri, facendo il pelo a pedoni, bici, motorino, auto e quant'altro. Raggiungiamo il prossimo livello: siamo arrivati sani e salvi a destinazione. 
Subito veniamo fermati dalla solita schiera di tassisti che fanno la spola da li all'aeroporto per un prezzo issò di 100¥. Optiamo per la comodità e aspettiamo la quarta persona per riempire la vettura: in questo modo spendiamo 5¥ in più a testa, ma almeno siamo si udì di arrivare in tempo. Se si ha fretta, il taxi è sempre il mezzo migliore (visto il loro sole di guida)!

Arriviamo in mega anticipo e inganniamo l'attesa girando per qualche supermercatino in cerca della cena. L'effetto LAOWAI ("vecchio straniero") non si fa attendere. Pochi istanti e ognuno di noi ha un carrello personale. Umano. Divertente all'inizio, imbarazzante dopo un po', insopportabile alla lunga. 
Io compro una scatola di dry-noodles, gli spaghetti istantanei immancabili in Cina, così come i distributori di KAISHUI (acqua bollita). Gli altri fanno una faccia schifata, che si trasforma poi in disgustata una volta che li preparo. Ah, WAIGUOREN! (Laowai è un termine affettuoso, waiguoren indica semplicemente "lo straniero")
Gli sputi dei cinesi all'interno dell'aeroporto, subito ripuliti da qualche fuwuyuan, risvegliano la mia cena poetica componendo due versi degni del libretto rosso di Mao:
"Per far girare l'economia
Sputiamo tutti un compagnia"

Come se non saremmo dovuti arrivare a Chengdu già abbastanza tardi, l'aereo è in ritardo e non si hanno notizie sul perché o su quando partirà. Pazienza (cit.).. Non c'è molto da fare. Dopo circa un'ora dal l'orario previsto ci fanno imbarcare.. Ma anche sul l'aereo ci dicono che non si sa quando si potrà partire. Quantomeno alleiamo l'attesa con snack e bibite. Finalmente partiamo e arriviamo a Chengdu con due ore di ritardo. Risultato: prendiamo un taxi a mezzanotte passata. 

Chengdu è immensa. Una metropoli nel deserto, con porte gigantesche per entrare in città e immensi viali costeggiati di lampioni altrettanto maestosi. 
50¥ di taxi e arriviamo all'indirizzo dell'ostello. Questo non vuol dire che troviamo anche quello. Fortunatamente ci sono due supermercati aperti 24 ore (è ormai l'1 passata). Chiediamo informazioni, ma nessuno sembra aver mai sentito parlare di un ostello che dovrebbe trovarsi nel loro stesso palazzo. Andrea prova a girare l'angolo e torna trionfante: l'ha trovato. 
Ci incamminiamo in questo vicolo buio e puzzolente.. Con una miriade di topi che ci attraversano la strada saltellando da un buco all'altro. Saliamo delle scale degne di un film horror e chiamiamo l'ascensore. Ma non appena questo si apre, tra cigolii e scricchiolii.. Decidiamo di salire a piedi! La porta è lucchettata, ma subito ci apre un uomo dalla faccia gentile, che in un ottimo inglese ci riempie di scuse: vista l'ora, pensava che non saremmo più arrivati e quindi aveva cancellato la nostra prenotazione. Fortunatamente per questa notte (sono ormai le 2) c'è posto, ma per la seconda dobbiamo spostarmi in un altro ostello poco distante. 
Ultima raccomandazione prima di portarci alla camera (a quanto pare non esiste chiave: ci viene ad aprire lui): "se la polizia ve lo chiede, voi non avete dormito qui, inventatevi che siete stati da un amico!". Ooooooook (quantomeno il motivo è valido: avendo cancellato la nostra prenotazione, noi non risultiamo ospiti dell'ostello, e per la burocrazia cinese, questo costituisce un problema). 
Entriamo in camera che sono quasi le 2.30 e purtroppo non riceviamo l'accoglienza desiderata: i letto sono praticamente tavole di legno, il bagno è una turca davanti al lavandino con sopra una specie di doccia e l'acqua è fredda.. Tipico di quelle zone, ma dopo una nottata del genere avremmo desiderato qualcosina in più. Quantomeno in camera ci siamo solo noi.
Ultima nota dolete: Andrea non sta bene. Gli è salita la febbre in aereo e ora sta un po' meglio, ma comunque non ha un'ottima cera. 
Sono le 3. Buonanotte Chengdu. 

martedì 9 aprile 2013

The Hangover

Anche il risveglio è in tipico Mazzo style. Che gioia.
Colazione su una panchina del campus con Nescafe e muffins e prendiamo un taxi per le Purple Mountains. Scendiamo alle tombe Ming, dove chiedo se esiste un biglietto di ingresso per studenti e riesco a farmene dare tre a 35¥ l'uno invece che 90, nonostante nessuno di noi sia più uno studente! Oooh yeah!


Mi trascino per il cammino dello spirito fino alla tomba del primo imperatore Ming. "Massive", come direbbe Ashley. Il dolore al ginocchio e il cerchio alla testa mi costringono però una pausa e così ci facciamo tutti mezz'oretta di sonno su una panchina.


Ci ri-incamminiamo in direzione del mausoleo di Sun Yat-Sen. Un monumento enorme, imponente, che esprime tutto il significato di quest'uomo che ha rovesciato un impero millenario e ha fondato la prima Repubblica Cinese. La salita non è facile, soprattutto nelle mie condizioni! Ma il panorama dall'alto ne vale decisamente la pena. Peccato solo l'impossibilità di un cielo realmente limpido.


Una volta discesi, gli altri vanno a fare un giro allo Xuanwu lake, io me ne torno in ostello per riposare. Decido di scendere a Zhujiang Lu e prendere un taxi da li, ma non appena metto piede fuori dalla metropolitana, anzi, mentre ancora sono sulle scale mobili, mi rendo conto di dove sono. Avevo dimenticato che quella fermata fosse proprio sotto casa di Micha. Decido di fare un altro giro nei ricordi e vado a piedi. Il sorriso che di nuovo mi ritrovo in volto fa scomparire il dolore.
In ostello mi butto a letto un'oretta, giusto in tempo per accogliere gli altri e andarci a fare una doccia prima di andare a cena.
 


Li portò a mangiare la Beijing Kaoya, a furor di popolo eletta migliore anche di quelle che si trovano nella maggior parte dei ristoranti di Pechino. Devo ammettere però che sono rimasta leggermente delusa.. Il ristorante sembra aver perso un po' della sua raffinatezza (era uno dei pochi posti veramente belli in cui ci concedevano di cenare, una volta ogni tanto). Forse è solo un'impressione, siamo arrivati tardi e credo stesse già per chiudere, o forse perché, mi ha detto Steffen, poco dopo il nostro rientro in Italia aveva preso fuoco ed è stato rimesso in sesto un po' alla buona. Mah. Comunque rimane sempre un'ottima anatra.


Andrea vuole ritornare al Mazzo. Anche lui è stato contagiato dalla febbre del 1912. Stavolta però decidiamo di non prendere la baijiu, per evitare altri risvegli poco piacevoli. Le buone intenzioni però durano poco: facciamo appena in tempo a mettere piede al Soho che un cinese ubriaco marcio ci invita al suo tavolo e comincia a offrirmi da bere. Un classico. Ammaliati dalla nostra occidentalità, lui e un suo amico non fanno che riempirci i bicchieri e offrirci cibo e sigarette. Ma il meglio di loro lo esprimono in pista.. Siamo decisamente finti nel locale dei rincoglioniti del 1912! Pazzesco, uno più brutto dell'altro, uno più scemo dell'altro. Dopo un po' riusciamo a svignarcela e il nostro nuovo pengyou non fa neanche troppe storie. Next stop: Mazzo!
Dopo poco Marhetto ci abbandona: i club non fanno per lui. Io è Andrea restiamo in pista e finalmente vedo il primo ragazzo cinese veramente bello! Bravo, bravo! Balliamo e ci fotografiamo con un cinese dopo l'altro e verso l'una e mezza decidiamo di tornare a casa per essere operativi il giorno dopo.



Di nuovo buonanotte, Nanchino.

lunedì 8 aprile 2013

ONE NIGHT IN NANJING WO LIUXIA XUDUO QING

Nanchino.. Quanto mi sei mancata.
Non appena fuori dalla stazione già è evidente il contrasto con Shanghai. Più verde, più piccola, meno traffico, più vivibile.. La mia Nanchino.
I viali sono alberati e il cielo è azzurro.
Il tassista non sa bene la strada, l'ostello è in un vicoletto secondario. Faccio strada io e la cosa mi riempie di gioia: mi sento a casa.
Quasi non mi sporgo fuori dal finestrino (mossa da non fare assolutamente in Cina se non si vuole perdere qualche parte del corpo nel caos di mezzi di trasporto che affollano le strade) quando passiamo davanti allo Xiyuan. I ricordi riaffiorano più forti che mai, così tanti e forti da rischiare di eruttare dal mio corpo sotto forma di lacrime. In questo posto ho veramente avuto "the time of my life". Impossibile non farmi sopraffare dalle emozioni.
Andiamo a mangiare nella shady street dove ho consumato quasi tutti i miei pranzi tra il primo settembre e il 23 dicembre 2010. Prima tappa? Scontata: miantiao! Altro sussulto di dolce malinconia quando vedo che il laoban è sempre lo stesso! Il sentimento opposto lo provo invece nel vedere che il cat's place è stato (letteralmente) abbattuto e che altri posti sono cambiati, alcuni per lasciare posto a bar occidentali. Ma anche questo fa parte della Cina: un vortice di continuo cambiamento che avvolge tutto e tutti. Anche la strada dello Xiyuan è cambiata.. Ma a quello ero preparata, chi di noi ci era già tornato, mi aveva avvisata. Ora la strada è lastricata e il palazzo di fronte, anche quello dove vivevano Frank, Nicko, Nadav, Panda e Pig, è rosso e rimodernato (almeno nella facciata). Il Gold&Silver non c'è più! Rimpiazzato, ricordi distrutti come se niente fosse. Nella Cina del 2000 non c'è spazio per i ricordi. The show must go on.





Beviamo un caffè al Sir Coffee, dove solo mettendoci piede mi sembra di sentire le note di TROUBLE IS A FRIEND e vedere Nicko che sonnecchia su una sedia mentre la Marta cazzeggia su Facebook e Micha ripete i caratteri con il suo iPad.. Nell'altra stanza Jonas e Andrea fanno i compiti per il giorno dopo e Raz esce per una sigaretta. Tra non molto arriveranno Steffen e Adi per andare a cena..


Torno alla realtà e porto gli altri a fare un giro per il campus. Gli alberi sono di un verde acceso e la tranquillità che lo pervade fa quasi dimenticare di essere in una metropoli di 7 milioni di abitanti. Ma eccola lì, che fa capolino dietro agli edifici più vecchi, imponente e bellissima, la Zifeng Tower a ricordartelo. Di nuovo mi innamoro di questa città.


Torniamo nel fiume di auto, bici, motorini elettrici e carretti per prendere un taxi per Fuzimiao. Nonostante sia una zona prettamente turistica, un giro per la città vecchia merita sempre un paio d'ore.


La cena si preannuncia divertente: BBQ. Ovviamente al posto delle alette piccanti! A fine cena, dopo una serie di trattative, convinco Andrea ad accettare la sfida.
Ordino due spiedini BU LA DE e le BT.. E la cameriera stupida mi chiede se sono consapevole che quelle sono MOLTO piccanti. Confermo e lei se ne va con un'espressione a metà tra lo scettico e il divertito.
Pochi minuti e arrivano le alette. Rosso fuoco, capaci di farti bruciare gli occhi a distanza. La laoban ride. Entrano due ragazzi, le vedono e uno di loro si lascia scappare una smorfia di terrore.
Videocamera alla mano, Andrea si butta: mangia prima la più piccola e senza darsi il tempo di soffrire, si butta sulla seconda. Un vero uomo! Le lacrime cominciano a scorrere, ma da vero combattente, mantiene la dignità. Bravo, bravo!



E oraaaaaa LET'S GO TO MAZZO!!!!
Taxi, yi jiu yi er. Non sto più nella pelle, comincio a saltellare a destra e sinistra per le stradine del 1912. Sento il richiamo! Quante serate pazzesche passate lì! Nonostante non l'abbia mai vista, mi vedo la Marta in mezzo alla pista, da sola, con le luci ormai accese che si guarda intorno "Amici? Dove siete??"


10¥ di baijiu per caricarci, una chiacchierata su quei gradini che ne hanno sentire di storie.. E siamo pronti.


Spettacolo. Tutto come prima, tutto come mi ricordavo. L'unica differenza è la mancanza di occidentali. Così come lo Xiyuan era tristemente vuoto, senza la folla di studenti internazionali, anche il Mazzo ne è quasi complessamente sprovvisto. Uno strano effetto. Anche qui mi sembra di rivedere Jacopo, Anna, Marcel e il Tongxue che girano tra i tavoli.. Per non parlare dei bicchieri rubati e della frutta scroccata.
L'alcol non tarda ad arrivare: cominciano a ballare con dei ragazzi africani e dopo poco dei cinesi ci passano la loro caraffa perchè stanno andando via. L'effetto calamita del tavolo attira subito un cameriere che ci rifornisce di whisky e te. È l'inizio della fine!
Io e Andrea torniamo a casa alle 3.30 ubriachi come spugne, in tipico Mazzo style.


Appoggiata al muro, mi addormento con la testa che gira, ma un sorriso enorme sul volto.
Buonanotte Nanchino.

domenica 7 aprile 2013

Shanghai a piedi

Finalmente una giornata normale per tutti e tre, dall'inizio alla fine. Tutti e tre insieme, dal "buongiorno" alla "buonanotte".


Mattinata alla città vecchia e pranzo a base di xiaolongbao.
Attraversiamo la concessione francese fino ad arrivare a Xintiandi, dove dopo aver visitato il sito del primo congresso del partito comunista, prendiamo un "latte" e ci andiamo a distendere in un parco.
Un po' di meritato riposo e riprendiamo la passeggiata fino a Taikang Lu. Un'oasi di tranquillità tra le rumorose strade della città.





Per cena ci incontriamo con la Marta e ci infiliamo in una shady per un classico share a base dei nostri piatti preferiti: fanqie chaodan, yuxiang qiezi e yumilao. Mmmmmh quanto mi eravate mancati!


N.B. Con piacevole sorpresa scopriamo che anche nelle shady, hanno smesso di servire carne di pollo. Non me l'aspettavo! E a pensarci adesso, nemmeno i piatti di maiale che avevamo chiesto erano disponibili. Bravi, bravi!


La passeggiata per Nanjing Lu è uno spettacolo a cielo aperto: veniamo ipnotizzati da un karaoke improvvisato con tanto di testo delle canzoni scritto a mano su una lavagna! Gente , che canta, gente che balla, gente che pattina. La città intera è per le strade. Peccato che il risparmio energetico ci rovini un po' lo spettacolo di Pudong di notte: arriviamo sul Bund che la Jinmao e il cavatappi sono già spenti e la Pearl Tower segue poco dopo. Pazienza (cit.)



Metro, taxi, conti e email per cercare di riattivare la postepay di Marchetto e poi a letto.
Domani si va a Nanchino! Non vedo l'ora!



sabato 6 aprile 2013

Finalmente una giornata normale

Sveglia sveglia, si va a contrattare!
Un rapido giro al fake e trovo lo zaino che mi serve! 80 litri di capacità, rosso e nero, con tanto di zainetto staccabile sul davanti. 150¥. Ottimo. Ho tutto quello che mi serve.


Torniamo a prendere Marchetto, anche qui con qualche difficoltà perché il suo telefono non funziona bene e il mio non è abilitato a chiamare all'estero. Ma con qualche sms riusciamo a cavarcela e alle 12.50 riusciamo a incontrarci. Giusto il tempo di un saluto attraverso le sbarre della metro e corro a una lecture all'università di giornalismo di Hong Kong.


Un paio d'ore dopo i ragazzi mi raggiungono e andiamo a fare una passeggiata sul Bund. L'impatto con lo skyline di Shanghai lascia sempre senza fiato, non importa quante altre volte tu l'abbia già visto. Uno spettacolo. Vedo finalmente la Shanghai Tower in costruzione.. È già quasi alta come il cavatappi e manca ancora metà edificio! Sarà impressionante, non riesco a immaginarlo.


Tra una foto e l'altra ci avvicinano due ragazze e un ragazzo francese, per chiedermi un favore. Stanno facendo un regalo di compleanno e chiedono a persone di tutto il mondo di fare una foto con un cartello con scritto TANTI AUGURI nella propria lingua. Due chiacchiere e viene fuori che stanno studiando a Nanchino! Ci scambiamo il numero, ci si può vedere li!



Fatto questo, andiamo a cena dalla Marta. Uno pensa che arrivare in taxi all'indirizzo desiderato sia la cosa più difficile.. Sbaglia! Una volta arrivati al 666 di Hongqiao Lu, ci troviamo davanti a un complesso di una dozzina di grattacieli. "Building 5" dice lei.. Facile! Vaghiamo per i vialetti chiedendo informazioni a tutti quelli che troviamo e finalmente riusciamo a salire al ventitreesimo piano. La vista è mozzafiato, la mia casa di Shanghai è stupenda!



Dopo cena andiamo a mangiare un dolce e poi a casa. Faccio due passi in ostello e mi pare di aver già visto un ragazzo.. Lo stesso è per lui: ci riguardiamo, ci riconosciamo: il ragazzo francese del Bund! Pazzesco.. 20 milioni di persone in una città, e ci ritroviamo nello stesso ostello!


Buonanotte, Shanghai.

venerdì 5 aprile 2013

Hangzhou

Il tempo non è fantastico. Piove. O c'è nebbia, non si capisce. Sembra un po' di essere a Londra, ma l'aria profuma di vapore, come gli spruzzi che si trovano a Gardaland d'estate.
La tranquillità della sera prima è completamente sparita. I 6 milioni di abitanti della città sembrano essere tutti al lago dell'ovest. E i cinesi sono tutto tranne che silenziosi. Tra urla, fischietti e scatarri, il silenzio l'hanno lasciato in un'altra epoca. Ma lo scenario è comunque stupendo e la varietà dei personaggi non può non far sorridere. Si potrebbero passare le ore seduti su una panchina a guardare la gente che sfila.




Pranzo in riva a lago e poi, senza poche difficoltà causa la mancanza di cash, riprendiamo un taxi per l'ostello, dove riusciamo a ringraziare di persona le nostre salvatrici. Ci scambiamo le email e ci ri-imbarchiamo per la stazione.


Quella di Hangzhou durante le feste, è la stazione più affollata che io abbia mai visto. Una biglietteria con 29 sportelli (di cui ovviamente uno solo per noi) e una sala d'attesa che credo contenesse l'intera popolazione di Padova.



Anche qui bisogna aspettare perché il primo treno disponibile è dopo due ore. Ci rintaniamo al KFC per poterci sedere un po'.. e ammaliata dal pollo fritto, dimentico che in Cina, questo fast food mi odia: BU LA DE (non piccante) non esiste, è il meno LA DE è comunque sufficiente a mandarmi in fiamme la gola e farmi abbandonare il panino a metà.
Cina 2 - Vale 0


Arriviamo nel nuovo ostello alle 23 passate: È LO STESSO OSTELLO DEL COMPLEANNO DI MOLI! Non ci posso credere.. I ricordi esplodono e per poco non mi scende una lacrima.


Quasi dimenticavo: nel pomeriggio mi arriva un messaggio di Marchetto: "il volo per Zurigo è stato annullato"... Gli viene assegnato un altro volo, lo stesso che abbiamo preso io e Andrea. Nuovo orario di arrivo: 9.55.
Quindi decidiamo di mettere la sveglia presto per andare al fake market e incontrare il coach alla metro dell'ostello verso le 12.

giovedì 4 aprile 2013

Una giornata senza fine

Dopo 10 ore di sonno profondo, il mio risveglio non è dei migliori: il mio telefono, attaccato al caricabatterie, è circondato dall'acqua e continua a vibrare ininterrottamente su uno sfondo nero. Lo stacco e provo a premere tutti i tasti che riesco a trovare (2..) finché non si riaccende. Funziona. Ma durante la notte non si è caricato.. Poco male, posso sopravvivere senza, lo attacco al caricabatterie per sfruttare i pochi minuti prima di uscire. Ma il telefono non carica.. Ne si spegne. O meglio, ogni volta che lo spengo si riaccende.
Meglio non mettere per iscritto tutto quello che mi è passato per la testa.
Sotto consiglio della Marta, spostiamo il nostro appuntamento per colazione all'apple store.. Una serie di commessi gentilissimi mi segue e in un primo momento sembrerebbe essere semplicemente il caricabatterie ad essere annegato. Investo quindi questi 145¥ per comprare uno nuovo..
Ma quando arrivati da starbucks provo a caricare il telefono, nessun segno di vita.. Un cambiamento però c'è stato: un bello strato di condensa davanti alla lente della fotocamera. Di bene in meglio!
Torniamo all'apple store per farci aprire il telefono in modo da poterlo asciugare.. E nonostante non fosse autorizzato a farlo, lo fa e mi da la mazzata: il power dock è andato.. E li non possono farci niente se il telefono non è in garanzia.


Fortunatamente, per queste cose la Cina è avanti: ci spostiamo a Xujiahui, dove al quarto piano delle'electronic mall, in 30 minuti e 380¥ il pezzo è sostituito e il telefono è di nuovo ricaricabile.
E non abbiamo certo aspettato mezz'ora con le mani in mano: dopo estenuanti controlli e contrattazioni, ci portiamo a casa due mini hard disk usb3.0 da 2TB a 350¥ l'uno. Non male, non male. Ma la diffidenza non è mai troppa: nonostante la prova sul mio computer sia andata a buon fine, mi faccio fare una ricevuta in caso l'acquisto dovesse rivelarsi una fregatura.


Terminata la tappa tecnologica, ci spostiamo alla stazione sud per prendere il treno per Hangzhou. Novità degli ultimi due anni: per fare un biglietto del treno serve il passaporto.. E mentre i cinesi con la loro carta di identità possono utilizzare le biglietterie automatiche, noi poveri sfigati d'oltreoceano (in realtà non è così, ma suona bene) no. Risultato: infinite cose al l'unico sportello bilingue, visto che nonostante parli il cinese, agli sportelli normali non mi vogliono, fanno finta di non sentirmi. Manca solo che si mettano le mani sulle orecchie e comici o a fare LALALALALALALALA. Maledetti.

Hongqiao train station

Per fortuna le stazioni cinesi sono grandi quanto gli aeroporti italiani (molto di più, in qualche caso), quindi le due ore di attesa passano veloci. Questa Hangzhou si fa proprio desiderare..
Alle 20.00 finalmente arriviamo in città e ci dirigiamo verso i taxi. Con qualche difficoltà e l'aiuto del navigatore dell'iPhone (-.-) riusciamo a imbottigliar i nel traffico che ci accompagna fino all'ostello (mai più mi farò convincere a viaggiare per la Cina durante una festa nazionale).
Ora arriva il bello: in uno strettissimo dialetto di cui capisco giusto "LAOBAN HUAN LE" (il capo è cambiato), gli albergatori ci informano che la nostra prenotazione non ha nessun valore, che a loro non è mai arrivata. NA ZENME BAN? (e quindi?)... In tutta la città non c'è un solo letto disponibile, salvo il pagamento in Livorno d'oro scintillanti. La fortuna ci assiste: due ragazze che avevano assistito alla conversazione e in un inglese stentatissimo ci avevano aiutato a realizzare che quello che avevo capito era fuckin true, si offrono di ospitarmi nella loro doppia per la notte. Gli albergatori discutono, lui non è molto contento, fa un paio di telefonate agli altri ostello per sentire se c'è un altro modo per non rischiare una bella multa.. Ma MEI YOU BANFA (non c'è modo).. Quindi impietosito cede all'offerta delle ragazze, e così facciamo anche noi. Non hanno due chiavi, quindi rimaniamo d'accordo che io è Andrea avremmo chiesto alla reception di aprirci una volta tornati. "Ci dispiace, noi faremo un po' tardi" hanno detto le ragazze prima di uscire. "Stiamo uscendo anche noi, non preoccupatevi".
Cena veloce con zuppa musulmana (la LAOBAN non capisce una mazza del mio cinese, ma il menù è identico a quello della travel agency di Nanchino, quindi mi sento comunque a casa) e passeggiata lungo il lago, amabilmente deserto e silenzioso.

Hangzhou, West Lake
Al ritorno ci imbattiamo in una laterale piena di taxi.. Come Pollicino, seguiamo la scia, convinti che porti in un posto affollato. La Cina non delude: arriviamo in un quartiere chic, pieno di club di lusso. Entriamo a dare un occhio e a un certo punto la pista si solleva ed esplode uno spettacolo degno di PSY. Un giovane cantante tamarrissimo affiancato da ballerini altrettanto trash manda in delirio la folla. Spettacolo! Usciamo a prendere aria.. E nello xiaomaibu dietro l'angolo trovo la SOJIU e il fake lipton!!!!!! Visibilio. Un po' più carichi, proviamo un altro club: Mazzo style! Si ragiona!
Tra un ballo e un sorso di grappa, ci ritroviamo all'ostello alle 3.30. È tutto buio. La porta è chiusa. Alla reception non c'è nessuno. Nemmeno sul divano all'ingresso. Fuori piove. MERDA! Bussiamo, ribussiamo, niente da fare.. Ci rassegnano a passare la notte sulle sedie sotto la veranda (PER FORTUNA CHE C'ERA LA VERANDA!). Inizialmente non fa neanche freddo, ma dopo un po' cominciò a soffrire. Trovo delle tovaglie ammucchiate su una sedia poco più in la e le improvvisiamo a coperte. Ma alle 4.45 il freddo comincia a farsi più intenso. Il telefono dentro squilla. Una speranza! Ma nessuna luce si accende.. Proviamo a chiamare un numero scritto a penna su un foglietto attaccato alla porta.. Ma da dentro nessuno squillo.
Mentre cammino un po' avanti e indietro per scaldarmi, come fosse una visione divina, si accende una luce e compare una figura dietro la porta a vetri! Qualcuno ci ha sentiti! Infreddoliti ci fiondiamo in stanza. Per fortuna i letti cinesi sono grandi e la stanchezza non manda, quindi ci dividiamo il letto che ci hanno offerto e piombiamo in 4 ore di sonno profondo.
HANGZHOU HUANYING NI! (Benvenuti ad Hangzhou)


martedì 2 aprile 2013

una giornata lunga 34 ore

Il viaggio è iniziato bene. Lufthansa promossa a pieni voti. Mai successo che mi venisse offerto così tanto alcohol in un volo! Peccato solo per la mia solita, fastidiosissima insonnia.. Nonostante lo stratagemma del restare sveglia quasi tutta la notte precedente.. Nelle 9 ore e mezza di volo tra Francoforte e Shanghai non ho chiuso occhio comunque! Risultato: arrivo in terra di mezzo rincoglionita é con un po' di mal di testa. Ma l'entusiasmo (soprattutto quello di Andrea) fa passare il malessere in secondo piano.
Dopo un'infinita di iter burocratici e dopo più di un'ora di metro, arriviamo finalmente in ostello.. Un mini edificio nascosto all'ombra del maxi hotel in cui ho soggiornato la prima volta! Inevitabile un po' di nostalgia.
Giusto il tempo di una doccia veloce (fredda: l'acqua calda era disponibile solo dalle 6 alle 12 e dalle 15 all'1) e poi via a incontrare la mia Raolu!
L'edificio in cui lavora svetta con i suoi 52 piani in una classica piazza shanghainese fatta di grattacieli ultramoderni.. Tra cui però si nasconde il tempio Jing'an, che (a detta della Marta) con le sue rifiniture dorate costituisce l'unico tempio della città.
Pochi minuti con la mia soul sister e poi lei torna a lavoro.
Prima cosa da fare: procurarsi un SIM cinese. Avendo bisogno di una microsim, decido di non fermarmi al solito chioschetto dei giornali e mi dirigo a un negozio della China mobile.. Dove previo registrazione del passaporto, in "soli" 30 minuti mi fanno un contratto per due mesi.
Quasi dimenticavo il primo contatto con i zhonguoren: un vecchino (verosimilmente parecchio anziano) si avvicina tremolante col suo bastone e comincia a chiacchierare con me e Andrea in perfetto inglese, con un accento migliore del mio. Poche parole, due già chiede sul tempo, un ripasso delle poche parole in italiano che conosceva, e poi se ne va con passo tremolate. Chissà chi era stato quel l'uomo..
Passeggiata infinita fino all'ostello, altra doccia al volo (questa volta davvero bollente) e si esce per cena. Dopo i baozi del pranzo (parola che per qualche strano motivo Andrea non riesce a pronunciare), si passa al classico share cinese contornato da ciotole di mifan fumante. Strano il contrasto del ristorante: uno shady con un tocco di classe, circondato da shady che di classe non avevano proprio niente. La Cina..
Pochi passi tra i grattacieli illuminati e poi raggiungiamo la Marta al Perry's per un paio di cocktail.. Una copia sputata dell'Ellen's di Nanchino! O viceversa, chi lo sa.. Fatto sta che l'unica cosa diversa tra i due locali è la dimensione!
Troppo stanchi per andare a ballare, prendiamo un taxi per l'ostello.. Dove ci aspetta un meritato e lungo riposo..

Seguito però da un risveglio molto meno piacevole!

P.S.

Il VPN non funziona, vince la censura

Cina 1 - Vale 0
Skaters, Piazza del Popolo

lo shady poco shady

Noi e i grattacieli