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martedì 9 aprile 2013

The Hangover

Anche il risveglio è in tipico Mazzo style. Che gioia.
Colazione su una panchina del campus con Nescafe e muffins e prendiamo un taxi per le Purple Mountains. Scendiamo alle tombe Ming, dove chiedo se esiste un biglietto di ingresso per studenti e riesco a farmene dare tre a 35¥ l'uno invece che 90, nonostante nessuno di noi sia più uno studente! Oooh yeah!


Mi trascino per il cammino dello spirito fino alla tomba del primo imperatore Ming. "Massive", come direbbe Ashley. Il dolore al ginocchio e il cerchio alla testa mi costringono però una pausa e così ci facciamo tutti mezz'oretta di sonno su una panchina.


Ci ri-incamminiamo in direzione del mausoleo di Sun Yat-Sen. Un monumento enorme, imponente, che esprime tutto il significato di quest'uomo che ha rovesciato un impero millenario e ha fondato la prima Repubblica Cinese. La salita non è facile, soprattutto nelle mie condizioni! Ma il panorama dall'alto ne vale decisamente la pena. Peccato solo l'impossibilità di un cielo realmente limpido.


Una volta discesi, gli altri vanno a fare un giro allo Xuanwu lake, io me ne torno in ostello per riposare. Decido di scendere a Zhujiang Lu e prendere un taxi da li, ma non appena metto piede fuori dalla metropolitana, anzi, mentre ancora sono sulle scale mobili, mi rendo conto di dove sono. Avevo dimenticato che quella fermata fosse proprio sotto casa di Micha. Decido di fare un altro giro nei ricordi e vado a piedi. Il sorriso che di nuovo mi ritrovo in volto fa scomparire il dolore.
In ostello mi butto a letto un'oretta, giusto in tempo per accogliere gli altri e andarci a fare una doccia prima di andare a cena.
 


Li portò a mangiare la Beijing Kaoya, a furor di popolo eletta migliore anche di quelle che si trovano nella maggior parte dei ristoranti di Pechino. Devo ammettere però che sono rimasta leggermente delusa.. Il ristorante sembra aver perso un po' della sua raffinatezza (era uno dei pochi posti veramente belli in cui ci concedevano di cenare, una volta ogni tanto). Forse è solo un'impressione, siamo arrivati tardi e credo stesse già per chiudere, o forse perché, mi ha detto Steffen, poco dopo il nostro rientro in Italia aveva preso fuoco ed è stato rimesso in sesto un po' alla buona. Mah. Comunque rimane sempre un'ottima anatra.


Andrea vuole ritornare al Mazzo. Anche lui è stato contagiato dalla febbre del 1912. Stavolta però decidiamo di non prendere la baijiu, per evitare altri risvegli poco piacevoli. Le buone intenzioni però durano poco: facciamo appena in tempo a mettere piede al Soho che un cinese ubriaco marcio ci invita al suo tavolo e comincia a offrirmi da bere. Un classico. Ammaliati dalla nostra occidentalità, lui e un suo amico non fanno che riempirci i bicchieri e offrirci cibo e sigarette. Ma il meglio di loro lo esprimono in pista.. Siamo decisamente finti nel locale dei rincoglioniti del 1912! Pazzesco, uno più brutto dell'altro, uno più scemo dell'altro. Dopo un po' riusciamo a svignarcela e il nostro nuovo pengyou non fa neanche troppe storie. Next stop: Mazzo!
Dopo poco Marhetto ci abbandona: i club non fanno per lui. Io è Andrea restiamo in pista e finalmente vedo il primo ragazzo cinese veramente bello! Bravo, bravo! Balliamo e ci fotografiamo con un cinese dopo l'altro e verso l'una e mezza decidiamo di tornare a casa per essere operativi il giorno dopo.



Di nuovo buonanotte, Nanchino.

lunedì 8 aprile 2013

ONE NIGHT IN NANJING WO LIUXIA XUDUO QING

Nanchino.. Quanto mi sei mancata.
Non appena fuori dalla stazione già è evidente il contrasto con Shanghai. Più verde, più piccola, meno traffico, più vivibile.. La mia Nanchino.
I viali sono alberati e il cielo è azzurro.
Il tassista non sa bene la strada, l'ostello è in un vicoletto secondario. Faccio strada io e la cosa mi riempie di gioia: mi sento a casa.
Quasi non mi sporgo fuori dal finestrino (mossa da non fare assolutamente in Cina se non si vuole perdere qualche parte del corpo nel caos di mezzi di trasporto che affollano le strade) quando passiamo davanti allo Xiyuan. I ricordi riaffiorano più forti che mai, così tanti e forti da rischiare di eruttare dal mio corpo sotto forma di lacrime. In questo posto ho veramente avuto "the time of my life". Impossibile non farmi sopraffare dalle emozioni.
Andiamo a mangiare nella shady street dove ho consumato quasi tutti i miei pranzi tra il primo settembre e il 23 dicembre 2010. Prima tappa? Scontata: miantiao! Altro sussulto di dolce malinconia quando vedo che il laoban è sempre lo stesso! Il sentimento opposto lo provo invece nel vedere che il cat's place è stato (letteralmente) abbattuto e che altri posti sono cambiati, alcuni per lasciare posto a bar occidentali. Ma anche questo fa parte della Cina: un vortice di continuo cambiamento che avvolge tutto e tutti. Anche la strada dello Xiyuan è cambiata.. Ma a quello ero preparata, chi di noi ci era già tornato, mi aveva avvisata. Ora la strada è lastricata e il palazzo di fronte, anche quello dove vivevano Frank, Nicko, Nadav, Panda e Pig, è rosso e rimodernato (almeno nella facciata). Il Gold&Silver non c'è più! Rimpiazzato, ricordi distrutti come se niente fosse. Nella Cina del 2000 non c'è spazio per i ricordi. The show must go on.





Beviamo un caffè al Sir Coffee, dove solo mettendoci piede mi sembra di sentire le note di TROUBLE IS A FRIEND e vedere Nicko che sonnecchia su una sedia mentre la Marta cazzeggia su Facebook e Micha ripete i caratteri con il suo iPad.. Nell'altra stanza Jonas e Andrea fanno i compiti per il giorno dopo e Raz esce per una sigaretta. Tra non molto arriveranno Steffen e Adi per andare a cena..


Torno alla realtà e porto gli altri a fare un giro per il campus. Gli alberi sono di un verde acceso e la tranquillità che lo pervade fa quasi dimenticare di essere in una metropoli di 7 milioni di abitanti. Ma eccola lì, che fa capolino dietro agli edifici più vecchi, imponente e bellissima, la Zifeng Tower a ricordartelo. Di nuovo mi innamoro di questa città.


Torniamo nel fiume di auto, bici, motorini elettrici e carretti per prendere un taxi per Fuzimiao. Nonostante sia una zona prettamente turistica, un giro per la città vecchia merita sempre un paio d'ore.


La cena si preannuncia divertente: BBQ. Ovviamente al posto delle alette piccanti! A fine cena, dopo una serie di trattative, convinco Andrea ad accettare la sfida.
Ordino due spiedini BU LA DE e le BT.. E la cameriera stupida mi chiede se sono consapevole che quelle sono MOLTO piccanti. Confermo e lei se ne va con un'espressione a metà tra lo scettico e il divertito.
Pochi minuti e arrivano le alette. Rosso fuoco, capaci di farti bruciare gli occhi a distanza. La laoban ride. Entrano due ragazzi, le vedono e uno di loro si lascia scappare una smorfia di terrore.
Videocamera alla mano, Andrea si butta: mangia prima la più piccola e senza darsi il tempo di soffrire, si butta sulla seconda. Un vero uomo! Le lacrime cominciano a scorrere, ma da vero combattente, mantiene la dignità. Bravo, bravo!



E oraaaaaa LET'S GO TO MAZZO!!!!
Taxi, yi jiu yi er. Non sto più nella pelle, comincio a saltellare a destra e sinistra per le stradine del 1912. Sento il richiamo! Quante serate pazzesche passate lì! Nonostante non l'abbia mai vista, mi vedo la Marta in mezzo alla pista, da sola, con le luci ormai accese che si guarda intorno "Amici? Dove siete??"


10¥ di baijiu per caricarci, una chiacchierata su quei gradini che ne hanno sentire di storie.. E siamo pronti.


Spettacolo. Tutto come prima, tutto come mi ricordavo. L'unica differenza è la mancanza di occidentali. Così come lo Xiyuan era tristemente vuoto, senza la folla di studenti internazionali, anche il Mazzo ne è quasi complessamente sprovvisto. Uno strano effetto. Anche qui mi sembra di rivedere Jacopo, Anna, Marcel e il Tongxue che girano tra i tavoli.. Per non parlare dei bicchieri rubati e della frutta scroccata.
L'alcol non tarda ad arrivare: cominciano a ballare con dei ragazzi africani e dopo poco dei cinesi ci passano la loro caraffa perchè stanno andando via. L'effetto calamita del tavolo attira subito un cameriere che ci rifornisce di whisky e te. È l'inizio della fine!
Io e Andrea torniamo a casa alle 3.30 ubriachi come spugne, in tipico Mazzo style.


Appoggiata al muro, mi addormento con la testa che gira, ma un sorriso enorme sul volto.
Buonanotte Nanchino.