domenica 14 aprile 2013

5000m sopra il cielo


Mi sveglio e sto finalmente bene. Ciononostante, Diamox e Rhodiola accompagnano la mia colazione.
Scendiamo nella hall e G. ci aspetta sorridente come sempre con Yak (suo amico d'infanzia e nostro autista) al fianco.
"How are you today?"
"Finally fine thanks. But how high are we going to go?"
"Not much, don't you worry. ALMOST 4000"
Faccia perplessa con tanto di sopracciglio alzato.. Vabbeh, montiamo in macchina. 

Man mano che ci allontaniamo da Lhasa le case cominciano a sparire e la strada a salire. La testa comincia a farsi pesante: ALMOST 4000 un paio di...
Dopo un paio di pipì-stop "in the nature" (decisamente meglio dei nani pubblici tibetani) ci fermiamo in un punto panoramico. 
"Walk very slowly!" -.- maledetto G. "How high?" "Better not to know!" Eccheccazzo. 
Come il primo uomo sulla luna ci avviamo verso il precipizio, che decorato di bandiere colorate offre una visione fantastica sulla vallata. Il vento soffia prepotente. Di nuovo mi viene da pensare "ALMOST 4000 un paio di ...", ma mi godo lo spettacolo. 
Il terreno è punteggiato di mucchietti di sassi piatti.. Inizialmente pensiamo siano come i nostri occidentali: formati dai passanti che aggiungono sempre più pietre ai mucchietti già esistenti per indicare che sono passati di li. La spiegazione di G. invece è molto più affascinante: lo spirito del defunto deve vagare per il pianeta prima di potersi reincarnare nella prossima vita. È così capita che questo possa trovare intemperie lungo il suo cammino, come pioggia, neve, vento.. Le piccole costruzione sono quindi riparo per questi spiriti che cercano la loro strada. Lo trovo bellissimo. 


Proseguiamo con la salita fino ad arrivare al passo Kampala.. Dove finalmente G. ci svela l'altezza reale: 4794m! Scendiamo dall'auto e ci accoglie un vento gelido e fortissimo. All'orizzonte il sacro Nyenchen Khangsar, alto 7162m. La montagna più alta che abbia mai visto. Il vento è così forte da alzare le nevi che lo ricoprono, fornendo uno scenario quasi magico. G. e lo Yak ci porgono delle bibite.. Rhodiola in lattina! Sti cazzi! Ci doliamo per bene e passeggiamo sul tetto del mondo. Il terreno è arido, sassoso, polveroso. Ma qualche centinaia di metri più in basso c'è lo spettacolo del lago Yamdrok. Un verde acqua intenso che riflette i colori del cielo, increspato dalle correnti che si infilano tra le alte cime. Una mandria di yak vi si abbevera in lontananza. Di nuovo siamo circondati da bandiere colorate e il fragore del vento che lo attraversa e fortissimo, quasi inebriante. Mi lascio colpire in faccia dal vento a braccia aperte, assaporando il momento. Il mondo è mio!


Una miriade di foto più tardi scendiamo lungo le sponde del lago. La prima cosa che ci viene in mente è che da noi un lago del genere sarebbe ricolmò di surfisti! Il vento è veramente forte. Ancora qualche foto baciati dal sole e ritorniamo a Lhasa, dove ci aspetta il tempio Jokhang. 

Altro check in, altro controllo accendini, e possiamo entrare. La domenica è riservato ai turisti, quindi non ci sono monaci all'interno (il monastero è sprovvisto di alloggi, quindi i monaci vi si recano solo per svolgere le funzioni religiose). Passiamo da una sala all'altra, da una statua a un dipinto e l'idea più blasfema che potesse venirci in mente fa capolino nella testa di Andrea: un gioco di ruolo, con tanto di statuine da colorare, basato sui Buddha e protettori sarebbe fantastico! Stanza dopo stanza le regole del gioco si fanno chiare nella nostra testa. Ovviamente il gioco verrà rilasciato per la prima volta nel nostro locale!

Finita la visita salutiamo G. e facciamo un alto giretto per la città. Andiamo a vedere un monastero distrutto, posto al centro di una serie di case costruite tutto intorno. Subito ci viene incontro una folla di bambini che vogliono giocare con noi è farsi fotografare. Il mio obiettivo ovviamente è sempre pronto per una richiesta del genere. 


Breve sosta in hotel e poi a cena. Non vorrei essere volgare, ma la carne di Yak mi ha (già) veramente rotto... Capisco la loro filosofia: uccidere un animale più piccolo, che sfamerebbe una sola persona, sarebbe sacrilego: bisognerebbe ripagare la vita di questo animale. Uno yak invece sfama moltissime persone, quindi è concesso. 
E vabbeh.. Buonanotte spiriti degli yak. 

sabato 13 aprile 2013

Lhasa



Mi sveglio con la testa un po' pesante ma in condizioni migliori rispetto al giorno prima. Affronto la scalata fino alla sala della colazione (5 piani di scale a 3600m non sono uno scherzo!) ma la vista dalla terrazza è semplicemente mozzafiato: tutto intorno i tetti di Lhasa, montagne e lì, che svetta sulla destra, il Potala in tutta la sua magnificenza.


La colazione è abbondante e internazionale, ma il mio stomaco ancora non se la sente di osare. Mi limito quindi a tè e biscotti (di pastafrolla, semplici semplici come quelli che si imparano a fare da bambini). 
Visto il leggero ritardo ci raggiunge la nostra guida, G. (Vista la situazione preferisco non fare nomi e tralasciare la sua storia personale, nonostante possa assicurarvi essere veramente fantastica) e faccio la sua conoscenza (gli altri l'hanno già incontrato il pomeriggio precedente per concordare e confermare l'itinerario). 
Mi piace. Ha una faccia allegra, intelligente, sorride sempre e si vede che ne ha passate parecchie. Siamo stati veramente fortunati ad averlo come guida del nostro viaggio. 

Scendiamo e ci incamminiamo verso il Potala, ex residenza del Dalai Lama, ora in esilio in India.
Anche qui è inutile dilungarsi in apprezzamenti e aggettivi. La parola "straordinario" racchiude tutto. È immenso, maestoso, potente. Una fortezza di pace in mezzo all'alto piano tibetano. 
G. ci accompagna tra il labirinto di stanze (più di mille) che lo costituisce, incantandoci con le sue descrizioni. Un tripudio di colori, bandiere, sutra e statue non fotografabili che si susseguono incessantemente durante tutta la visita. Colpisce il fatto che il palazzo sia però malinconicamente vuoto. Dall'invasione cinese del 1950 ai monaci non è più permesso soggiornarvi e svolgervi funzioni. Per quello c'è il Jokhang, ora il monastero più importante della città. 


Il mal di testa ricomincia a martellarmi. Scendiamo sotto il sole delle 2 (se Lhasa è a 3600m, il tetto del Potala sarà a 3700!) e G. mi accompagna a prendere una medicina tibetana, un'era chiamata Rhodiola che serve a combattere il mal di montagna. Seguo gli altri a pranzo ma il mal di testa e la nausea mi impediscono di toccare cibo. Nonostante il Diamox e la fialetta cinese sto ancora malissimo. Torno in albergo e vomito di nuovo.. Mi rimetto sotto le coperte con un mal di testa talmente battente da non riuscire nemmeno a preoccuparmi. 
Quando gli altri tornano scriviamo un messaggio a G. chiedendogli se eventualmente fosse possibile cambiare l'itinerario viste le mie condizioni (il giorno dopo è prevista una salita a 5000m!). 
Dopo 20 minuti si presenta in camera con tre bombolette di ossigeno e mi esorta a usare subito una.
Sto un po' meglio, quindi decido di seguire gli altri per cena per prendere un po' di aria fresca. 


L'ossigeno, la Rhodiola e il Diamox cominciano a fare effetto, ma preferisco comunque non mangiare molto. Mi accontentò di qualche cracker comprato al supermercato. Torno in camera, mi faccio una doccia veloce per non peggiorare la situazione con l'acqua calda, mi butto a letto e ripiombo nel sonno. 

Lhasa_eng

When I wake up my head is still heavy, but the situation seems a little better than yesterday. I engage my climb to the breakfast room (5 flights of stairs are no joke at 3600m!). The view is simply breathtaking: all around me the roofs of Lhasa, the mountain and right there, towering the city, the Potala palace in all its magnificence.

The breakfast buffet is generous and international, but my stomach doesn’t feel so brave yet. So I just go for hot tea and some biscuits (simple short crust pastry biscuit, those that you learn to cook as a kid).
We are a little late (weird!), so G, our real guide, reaches us and I meet him for the first time (Andrea and Marco have already met him yesterday to check and confirm our itinerary).
I like him. He has a cheerful, clever face. He is always smiling and you can see that he has gone through a lot. I fall in love with the history written on his face. We have been extremely lucky to have him as our guide in this journey.

We walk to the Potala palace, former residence of the Dalai Lama, now exiled to India. Here too, too many appreciations and adjectives are unnecessary. The word “extraordinary” includes it all. It is immense, majestic, powerful. A fortress of peace in the middle of the Tibetan plateau. G walks us through the maze of rooms (more than one thousand) which constitutes the palace, enchanting us with his descriptions. A blaze of colors, flags, sutra and statues relentlessly follow one another during the whole visit.
What is really astonishing is that the palace is melancholically empty.
Since 1950 Chinese invasion, the monks are no longer not allowed to live and officiate their functions there. They had to use move the Jokhang monastery, which is now the most important monastery of Lhasa.

My headache starts pounding again. We climb down (if Lhasa is at 3600m, the roof of Potala must be at 3700m!) under the early afternoon sun  and G walks me to buy some Tibetan medicin, an herb called Rhodiola, to fight the altitude sickness. I accompany the others to have lunch, my headache and nausea prevent me from eating anything. Despite the Diamox and the Chinese medicine, I still feel terrible. I go back to the hotel and I throw up again… I go to bed with such a strong headache that I am not even able to worry about the situation.
When the guys come back I text G aking him if it was possible to change our itinerary, since next they we were supposed to go up to 5000m.
After 20 minutes he enters our room with three oxygen tanks and advise me to use one straight away.
I feel a little better, so I decide to go out to eat something and get some fresh air.


The mix of oxygen, Rhodiola and Diamox starts producing some effects, but I still prefer not to eat too much. Some crackers will be more than enough. I go back to my room, I take a quick shower (last thing I want to do is to get my situation worse with hot water!) and I go back to bed I fall asleep immediately.

http://windhorsetour.com/tibet-tour

venerdì 12 aprile 2013

Tibet, here we come_eng

Tibet, here we come!

5.15am, wake up!!! We print our tickets, we have breakfast e we head to the check in gate. After dropping our luggage, the security guards stop Andrea and start talking to him in Chinese… The come to me, and tell me that he needs to go to the desk to check something… and fortunately they let me go with him to serve as interpreter. They make him open his bag, and  guess what the problem is! An hard disk and a flashlight! …without any comment, we go back to Marchetto and we get ready for boarding, perfectly on time.

Air China serves us breakfast… Yay… I love Chinese food, but I really can’t stand Chinese breakfast! I don’t even open my sticky rice soup… the sole idea makes me sick! I try to get some sleep, to compensate for the previous nights, ma after about one hour we start to fly over the Tibetan mountains and the sight literally keeps my eyes glued to the window. The earth is so close as I had never seen it before from a still high-flying airplane.
On the way to our hotel, even before entering the city, I see it: the Potala palace, the fortress of Tibetan Buddhism. Impressive, solitary, towering Lhasa with its white, red and gold. An oasis in the desert. I am enchanted.
Before long we arrive at the hotel and our guide’s brother advise us to take a rest e let our body some time to acclimatize. A 3-star hotel after 9 days in the cheapest hostels of China sounds just like a dream. The space is not that large, since they put an extra bed in a double room (a mattress on the floor), but it’s really cozy.
We start feeling the lack of oxygen, especially walking up and down the stairs. Two flights are enough to let us short of breath and with palpitations.
A short nap, and we decide to go out to get some lunch. We eat in a quite touristic place, but it is not bad anyway. After eating our first plate of yak meat, we go have a luck at the Potala palace. I can’t say whether is more impressive from close up or from a distance..
To enter the square in fron of the palace we must go through a metal detector check-in and I immediately recall our temporary guide first words: “if you don’t want to get in trouble, do not take pictures of the military!”. Mission: impossible. They’re everywhere! The city is literally plastered with uniforms; platoons and checkpoints alternate endlessly. One more detail: it is not allowed to bring lighters in certain zones. The fear that someone may protest against the Chinese government by setting themselves on fire is huge. What impresses me the most is the composition of the platoons: some soldiers carry a gun, others a truncheon… and others a FIRE EXTINGUISHER. In front of such view, you are not able to speak a world.
While I walk through the streets of Lhasa, I start accusing the first symptoms of  altitude sickness: nausea and headache are slowly increasing. I resist for a while, but eventually I decide to go back to the hotel. The nausea get worse and worse and I end up vomiting. I take a painkiller and I go to bed, literally destroyed. I don’t even go out for dinner, because every time I try to stand up, nausea and dizziness return. At least, ibuprofen seems to work quite well on my headache.
They say it’s a good sign.
I fall asleep, confused and aching.



P.s.: our guide advised us not to take a shower on our first day in Lhasa, because hot water would increase AMS (acute mountain sickness) symptoms. This means 3 days since last shower. We are starting dreaming hot water and cleanliness.

http://windhorsetour.com/tibet-tour

Tibet, here we come


Ore 5.15, sveglia!!! Stampiamo i biglietti, facciamo colazione e ci avviamo al check in. Dopo aver consegnato i bagagli, fermano Andrea e cominciano a parlarti in cinese.. Mi avvicinano e ci dicono che deve andare al desk per un controllo.. e mi consentono di accompagnarmi come interprete. Gli fanno aprire la valigia e cosa c'è che non va? L'hard disk e la pila elettrica! ..senza neanche commentare torniamo da Marchetto e ci prepariamo all'imbarco, questa volta in perfetto orario. 

Air China ci offre la colazione.. Che culo! Amo il cibo cinese, ma la colazione non la posso proprio vedere! Nemmeno apro la mia porzione di zuppetta di riso.. Ho la nausea solo a pensarci. Cercò di dormire un po', per compensare le notti precedenti, ma dopo circa un'ora cominciano a sorvolare le montagne Tibetane e lo spettacolo mi tiene incollata al finestrino.. La terra è così vicina, come non l'avevo mai vista prima da un aereo ancora in quota. 




Atterriamo in una pianura (3600m) tra cime che sembrano basse ma che in realtà vanno dai 4000 ai 5000 metri. Il famoso altopiano tibetano.. Uno spettacolo. Il cielo è di un azzurro intensissimo e la luce costringe a mettere subito gli occhiali da sole. 
Già nel minuscolo aeroporto si nota la presenza militare.. Ci controllano documenti e visti prima di lasciarci uscire. Fuori vediamo finalmente VALERIA ABATE scritto in grande su un figlio di carta.. Il mio primo cartello in aeroporto! L'uomo che ci accoglie ci mette al collo tre sciarpe bianche di benvenuto e buon augurio e ci spiega che non sarà lui la nostra guida, ma il fratello. Non è potuto venire a prenderci lui perché è il suo compleanno e in Tibet e rito che chi compie gli anni non festeggi ma vada a pregare nei monasteri. 

Nel tragitto verso l'hotel, prima ancora di entrare in città, lo vedo: il Potala, la fortezza del buddismo tibetano. Imponente, solitario che sovrasta la città con i suoi colori bianco, rosso e oro luccicante. Un'oasi nel deserto. Rimango incantata. 
Poco dopo raggiungiamo l'hotel e la guida ci saluta consigliandoci di riposarci e dare tempo ai nostri organismi di acclimatarsi. 
Un hotel 3 stelle dopo nove giorni di accampamento negli ostelli più disparati non ci sembra vero! Spazi un po' ristretti, visto che nella nostra doppia viene aggiunto un letto (un materasso buttato per terra), ma molto accoglienti. 
La mancanza di ossigeno si sente, soprattutto nel fare le scale. Due rampe e abbiamo il fiatone è il cuore che batte a mille. 
Un breve riposino e decidiamo di andare a fare un giro in città per il pranzo. Mangiamo in un posto un po' turistico ma va bene lo stesso. Rifocillati, andiamo a vedere il Potala. Non saprei dire se risulta più imponente da vicino o da lontano.. Sono due visioni diverse, non paragonabili.


Nell'entrata nella piazza passiamo attraverso un check point con tanto di metal detector e mi vengono subito in mente le parole della nostra guida temporanea: "se non volete problemi, non fotografate i militari". Facile a dirsi, più difficile a farsi.. Sono ovunque! La città ne è letteralmente tappezzata, plotoni e posti di blocco si alternano senza fine. Altra cosa: impossibile portare accendini in determinate zone. La paura che qualcuno possa protestare contro il governo cinese da dosi fuoco è altissima. Addirittura, impressionante, all'interno dei plotoni alcuni soldati portano un fucile, altri un manganello.. E altri ancora un ESTINTORE. Davanti a una cosa del genere si rimane letteralmente senza parole. 
Mentre giriamo per le strade di Lhasa cominciò ad accusare i primi sintomi del mal di montagna: nausea e mal di testa aumentano gradualmente. Resisto un po' e poi decido di tornare in albergo. La nausea aumenta e finisco col vomitare.. Prendo un moment e mi butto a letto, letteralmente distrutta. Non esco neanche per cena, non appena mi alzo mi tornano nausea e vertigini. Quantomeno l'ibuprofene sembra tenere a vada il mal di testa. Dicono che sia un buon segno. 
Mi addormento confusa e dolorante. 

Altra nota: la guida ha sconsigliato di fare la doccia il primo giorno, in quanto l'acqua calda avrebbe aumentato i sintomi dell'AMS (acute mountain sickness). Sono quindi tre giorni che sogniamo una doccia calda. 

giovedì 11 aprile 2013

i panda: i buffoni delle foreste (di bambù)


Poche ore di sonno e ci scegliamo per andare in agenzia a ritirare i documenti per il Tibet. Fortunatamente Andrea sta molto meglio. 
Nuovo indirizzo, nuovo taxi. Il nome sul mio foglietto non corrisponde a quello della strada in cui ci lascia il tassista, ma tutti insistono nel dire ZAI ZHER (è qui)! Sarà..
Chiediamo e richiediamo e finalmente la commessa di un negozio riesce ad aiutarci: controlla su internet e mi indica la strada. Finalmente siamo sulla strada giusta, ma anche trovare il civico giusto non è un'impresa semplice. Finalmente arriviamo in un complesso di edifici simili a quello della Marta non vero labirinto. Non appena mettiamo piede nel building, la donna alla reception mi dice "nono piano"! WTF? La guardo un po' perplessa e mi chiede "Windhorse agency, giusto?!" "DUI.. (Giusto)". WTF?! Saliamo l'ascensore un po' inquietati. Arriviamo al piano e subito un uomo ci indica una direzione.. Ma che diavolo?!?! In realtà una volta entrati nell'agenzia, la spiegazione si palesa: ci apre la porta un occidentale.. Dove altro potevano voler andare tre laowai, se non li?!?!
Sorpresa sorpresa: Murphy (il nostro contatto con l'agenzia) è una donna. Una cinese che fortunatamente parla perfettamente inglese. Harley invece è un personaggio: un americano che da anni gira letteralmente il mondo per associazioni di volontariato. Ci intrattiene mentre Murphy completa gli ultimi documenti. Parla a raffica, ci mostra orgoglioso la foto della figlioletta e mi introduce al mondo del couch surfing. Già lo adoro. 


Prima di andare via ci regalano tre piccoli panda di peluches. Stupendiiiii!
La gentilezza di Harley ci accompagna fino a pranzo, ci porta in uno dei suoi baracchino preferiti dove prima di andare ci ordina spaghetti e ravioli in brodo. Ottimi! Vado a pagare e il LAOBAN intavola subito una conversazione di benvenuto, invitando i a provare il cibo del Sichuan e deridendomi quando gli dico che ne potei morire (il Sichuan, la regione di Chengdu, vanta la cucina più piccante del Paese). Conclude con CHENGDU HUANYING NIMEN (Chengdu vi da il benvenuto). Vado via col sorriso.altro taxi altra corsa, diretti al centro di ricerca dei Panda giganti!

Pochi metri nel parco e avvistiamo i primi due panda: impossibile descriverne a parole l'Indonesia di puro svacco che ostentano senza pudore! Passiamo minuti infiniti a ridere di ogni loro goffa mossa.  Ma il vero divertimento doveva ancora cominciare: ancora qualche metro e raggiungiamo il secondo gruppo: sei panda letteralmente ammassati l'uno sull'altro. Impossibile non pensare allo storico "VICINI VICINI" di Striscia la Notizia. Ne avrebbero fatto una telecronaca fantastica. La parola BUFFO non descrive appieno lo spettacolo: che chi sgranocchia bambù come fosse disteso in divano a guardare la partita, chi cerca di dormire e ho invece gli va a rompere le palle perché ha voglia di giocare. Mi servirebbero ore per descrivere quanto questi animali siamo divertenti e coccolosi! Comunque ci pare di capire che nel branco ci sia una mamma: a un certo punto si accovacciamo tutti intorno a lei/lui è questa letteralmente li abbraccia, come un capo mafioso con i suoi picciotti. Le risate esplodono, impossibile trattenerle. Il culmine però lo si raggiunge quando questa decide di scendere dalla piattaforma su cui stava e gli altri la seguono a ruota, grommo ammassati per non rotolare letteralmente l'uno sull'altro, giù dal gradino. Pazzesco. 


Poco più avanti troviamo il recinto dei cuccioli. Altre lacrime da risate: dormono sugli alberi appoggiati a peso morto sui rami come fossero panni stesi ad asciugare. Fantastici. 


Sono le 6, ora di chiusura.. A malincuore abbandoniamo i nostri nuovi animali preferiti, degni di un reality show. Se esistesse, io lo guarderei! 

Usciamo dal centro di ricerca e ci attende la desolazione più totale. Mmmmh. Dall'altra parte della strada qualcuno aspetta un autobus che sembra andare nella direzione da cui siamo venuti. Ma quando arriva e gli chiedo se va a  Chengdu si agita e mi dice "dall'altra parte, dall'altra parte!".. Ma come?! Troviamo la fermata "dall'altra parte" e chiediamo informazioni a dei ragazzi.. Ma non sanno niente. Eccheccazzo.. Optiamo per un taxi abusivo che punta di nuovo "dall'altra parte".. La mini abusiva è più cauta dei taxi e ci porta senza troppi rischi in quella che secondo la cartina, dovrebbe essere la piazza centrale della città. Ma TROUBLE HE WILL FIND YOU, NO METTER WHERE YOU GO: proprio mentre ci fermiamo, ci affiancano dei poliziotti. Il ragazzi fa seno di mettere via velocemente i soldi e ubbidiamo, pronti a fingere di essere semplicemente suoi amici. Per fortuna non ci seguono e ci fa scendere pochi metri più avanti. 

La piazza è bellissima.. Ma intono sembra tutto vuoto, non c'è la folla che si trova a Shanghai o anche solo a Nanchino. La città è anonima, un agglomerato di edifici senz'anima. Bassa, vista l'immensità del territorio, ma comunque tutta uguale, un palazzo dopo l'altro, grigio come il colore del cielo. Mi sento spaesata. Questo posto non mi piace proprio e la gente è strana. Chiediamo a svariate persone dove possiamo trovare un CHINA MOBILE ma sembra una parola a loro sconosciuta, mi guardano come se gli chiedessi come arrivare alla luna. Ci rinunciamo.. Cerchiamo invece un posto dove mangiare. Optiamo per il Mc Donald's. Le bettole del Sichuan, in cui non sembrano capire in mio cinese, possono rivelarsi piccantemente pericolose. Ma anche questa scelta non è facile come sembra: in questa città non sono proprio capaci di costruire e di assegnare un indirizzò chiaro. L'insegna è sopra di noi, ma non siamo in grado di trovarlo. Giriamo e rigiriamo intorno al palazzo e alla fine proviamo a salire le scale di un centro commerciale.. Solo al primo piano troviamo le indicazione per il Mc Donald's. Finalmente un po' di familiarità. Anche se nemmeno qui mi capiscono. E si che non ho fatto altro che indicare una figura su un menù! Comincio a irritarmi.. Non vedo l'ora di lasciare questo posto. 

Nel frattempo decidiamo di non andare all'altro ostello ma di passare la notte in aeroporto, visto che avendo l'aereo alle 7.30 ci saremmo dovuti svegliare alle 4.30. 
Andiamo a recuperare i bagagli e ci fermiamo all'internet point di fronte per fare un po' di passaggio foto. Nella "hall" dell'ostello (ricordo che i propri dispositivi sono l'unico modo per usare il VPN) ci mettiamo a chiacchierare con due ragazzi e passiamo così un po' di tempo. 
Mentre stiamo per andare via, bagagli in spalla, un ragazzo a metà tra il ramarro e il rocker cinese anni '80 mi chiede dove andiamo a quell'ora. Gli dico che andiamo a dormire in aeroporto e rimane un po' sorpreso.. Poi a bassa voce mi dice che se vogliamo in camera loro c'è posto.. Lo ringrazio ma declino, spiegando gli che comunque ci saremmo dovuti svegliare molto presto, non volevo disturbare ecc ecc. Ovviamente gli altri bypassano la gentilezza del ragazzo e mi prendono per il culo per la proposta losca.. Aaaaah, sti waiguoren!

In aeroporto, ci appropriamo di un gruppo di sedie e ci accampiamo per la notte. Il problema non è stato il comfort dei sedili, molto più morbidi del letto dell'ostello, ma il freddo: i maledetti hanno aperto le porte alle 3.30 (ora in cui l'aeroporto ha letteralmente preso vita)!


mercoledì 10 aprile 2013

Women qu Chengdu


Sveglia, bagagli, spesa e colazione al Mc Café. Cappuccino buono ed economico. Bravi, bravi. Inutile dire che anche qui i ricordi non sono pochi: la serata con David che si improvvisa cameriere prima e psicologo poi, è indimenticabile. 
Qui ci trasformiamo in imprenditori: esprimo le mie idee per l'apertura di un locale e gli altri mi seguono a ruota. In poco tempo abbiamo tutto: mancano solo gli investitori. Ho un nuovo progetto di vita. 

Prendiamo un taxi per il Jiming si, uno dei templi buddisti principali di Nanchino. Un bellissimo tempio giallo collegato alle mura della città, anche queste di epoca Ming. Anche da qui lo spettacolo è mozzafiato: i 32km di mura circondavano una città che adesso offre in un'unica visione natura e grattacieli, passato e presente, con uno scorcio sul futuro dato dai nuovi edifici in costruzione. Ancora una volta, questa è la Cina. 



Torniamo per un pranzo a base di shuijiao. È tardi, sono le 3, non c'è più nessuno a pranzo, ma ovviamente tutto è ancora aperto. O comunque apribile. Arriviamo al "ristorante", dentro 4-5 donne giocano a carte. Appena apro la porta, come fosse arrivato il capo a coglierle sul fatto in un momento di ozio rubato al lavoro, si alzano tutte e ci circondano. 
Mi sento a metà tra l'importante e la rompiballe. Ordiniamo, purtroppo evitando il pezzo forte della casa: pollo e mais. Pochi minuti e arriva un piatto fumante ricolmo di shuijiao, ovviamente tutti mischiati. Fa parte del gioco! Come previsto, la pasta di questi ravioli mette a dura prova i neofiti delle bacchette: Marchetto spande salsa e ravioli ovunque, il tavolo sembra un opera d'arte impressionista. Ma superato lo scoglio kuaizi, anche lui sembra apprezzare il pranzo.

Recuperate le borse in ostello, prendiamo un taxi per Zhonghuamen, punto di partenza degli autobus per l'aeroporto. Il viaggio è a due poco emozionante: l'autista è a metà tra un pilota di rally e il protagonista di un videogioco in cui dei arrivare al checkpoint prima che finisca il tempo, se non noi perdere una vita. In compenso, di vite ha rischiato di farne perdere a volontà agli altri, facendo il pelo a pedoni, bici, motorino, auto e quant'altro. Raggiungiamo il prossimo livello: siamo arrivati sani e salvi a destinazione. 
Subito veniamo fermati dalla solita schiera di tassisti che fanno la spola da li all'aeroporto per un prezzo issò di 100¥. Optiamo per la comodità e aspettiamo la quarta persona per riempire la vettura: in questo modo spendiamo 5¥ in più a testa, ma almeno siamo si udì di arrivare in tempo. Se si ha fretta, il taxi è sempre il mezzo migliore (visto il loro sole di guida)!

Arriviamo in mega anticipo e inganniamo l'attesa girando per qualche supermercatino in cerca della cena. L'effetto LAOWAI ("vecchio straniero") non si fa attendere. Pochi istanti e ognuno di noi ha un carrello personale. Umano. Divertente all'inizio, imbarazzante dopo un po', insopportabile alla lunga. 
Io compro una scatola di dry-noodles, gli spaghetti istantanei immancabili in Cina, così come i distributori di KAISHUI (acqua bollita). Gli altri fanno una faccia schifata, che si trasforma poi in disgustata una volta che li preparo. Ah, WAIGUOREN! (Laowai è un termine affettuoso, waiguoren indica semplicemente "lo straniero")
Gli sputi dei cinesi all'interno dell'aeroporto, subito ripuliti da qualche fuwuyuan, risvegliano la mia cena poetica componendo due versi degni del libretto rosso di Mao:
"Per far girare l'economia
Sputiamo tutti un compagnia"

Come se non saremmo dovuti arrivare a Chengdu già abbastanza tardi, l'aereo è in ritardo e non si hanno notizie sul perché o su quando partirà. Pazienza (cit.).. Non c'è molto da fare. Dopo circa un'ora dal l'orario previsto ci fanno imbarcare.. Ma anche sul l'aereo ci dicono che non si sa quando si potrà partire. Quantomeno alleiamo l'attesa con snack e bibite. Finalmente partiamo e arriviamo a Chengdu con due ore di ritardo. Risultato: prendiamo un taxi a mezzanotte passata. 

Chengdu è immensa. Una metropoli nel deserto, con porte gigantesche per entrare in città e immensi viali costeggiati di lampioni altrettanto maestosi. 
50¥ di taxi e arriviamo all'indirizzo dell'ostello. Questo non vuol dire che troviamo anche quello. Fortunatamente ci sono due supermercati aperti 24 ore (è ormai l'1 passata). Chiediamo informazioni, ma nessuno sembra aver mai sentito parlare di un ostello che dovrebbe trovarsi nel loro stesso palazzo. Andrea prova a girare l'angolo e torna trionfante: l'ha trovato. 
Ci incamminiamo in questo vicolo buio e puzzolente.. Con una miriade di topi che ci attraversano la strada saltellando da un buco all'altro. Saliamo delle scale degne di un film horror e chiamiamo l'ascensore. Ma non appena questo si apre, tra cigolii e scricchiolii.. Decidiamo di salire a piedi! La porta è lucchettata, ma subito ci apre un uomo dalla faccia gentile, che in un ottimo inglese ci riempie di scuse: vista l'ora, pensava che non saremmo più arrivati e quindi aveva cancellato la nostra prenotazione. Fortunatamente per questa notte (sono ormai le 2) c'è posto, ma per la seconda dobbiamo spostarmi in un altro ostello poco distante. 
Ultima raccomandazione prima di portarci alla camera (a quanto pare non esiste chiave: ci viene ad aprire lui): "se la polizia ve lo chiede, voi non avete dormito qui, inventatevi che siete stati da un amico!". Ooooooook (quantomeno il motivo è valido: avendo cancellato la nostra prenotazione, noi non risultiamo ospiti dell'ostello, e per la burocrazia cinese, questo costituisce un problema). 
Entriamo in camera che sono quasi le 2.30 e purtroppo non riceviamo l'accoglienza desiderata: i letto sono praticamente tavole di legno, il bagno è una turca davanti al lavandino con sopra una specie di doccia e l'acqua è fredda.. Tipico di quelle zone, ma dopo una nottata del genere avremmo desiderato qualcosina in più. Quantomeno in camera ci siamo solo noi.
Ultima nota dolete: Andrea non sta bene. Gli è salita la febbre in aereo e ora sta un po' meglio, ma comunque non ha un'ottima cera. 
Sono le 3. Buonanotte Chengdu.